La vita e gli scritti
Giovanni Scoto Eiugena nacque all’incirca verso l’810 e morì nell’877. Il suo nome ne indica l’origine, infatti era irlandese. Si tenga presente che allora scotus significava irlandese, infatti l’Irlanda era denominata Scotia Maior. Inoltre eriugena vuol dire “nato in Irlanda”. Verso la metà del IX secolo, Eriugena giunse alla corte di Carlo il Calvo dove si distinse per la sua enorme cultura.
Tra le sue opere ricordiamo il De praedestinatione, uno scritto sulla questione della predestinazione e poi il Periphyseon, conosciuto anche come De divisione naturae, un’opera filosofico-teologica articolata in cinque libri. Questa opera fu condannata dalla Chiesa quattro secoli dopo, nel 1225, perché può prestarsi ad un’interpretazione monistico-panteistica.
Collaborazione tra ragione e fede
Facendo proprio il tema costitutivo della filosofia cristiana, Eriugena afferma che la ragione non può essere nemica della fede. Essa (la ragione) ha il compito di comprendere razionalmente ciò che viene creduto. L’autentica autorità non può contraddire la vera ragione, né la vera ragione può contraddire l’autentica autorità.
La teologia negativa
Il punto di partenza del De divisione naturae è il concetto di natura che Eriugena definisce in questo modo: “Totalità di ciò che è e di ciò che non è”. Col “…ciò che non è” Eriugena intende non il nulla, bensì ciò che è talmente al di sopra dell’essere da non poter essere compreso ed espresso. Dio, infatti, trascenderebbe ogni categoria dell’essere che la mente umana possa concepire.
La divisione della natura
Eriugena teorizza una gerarchia di nature:
- Natura che crea e non è creata: Dio come principio di tutte le cose.
- Natura creata che crea: le cause primordiali, ovvero gli archetipi eterni delle cose. Qui vi è una chiara influenza del platonismo.
- Natura creata che non crea: l’universo in quanto tale.
- Natura che non crea e che non è creata: Dio, ma considerato non più come principio, bensì come fine. Tutta la realtà viene da Dio e tutta la realtà tende a Dio.
Insomma, per Eriugena la realtà è la Natura e questa è spirito e materia, maa il mondo dello spirito e il mondo della materia non sono vere e proprie realtà a sé. La realtà, intesa come causa necessaria di principio e fine, non può essere che una Natura creante.
L’exitus e il reditus
Dunque, per Eriugena la realtà presenta due grandi movimenti: l’exitus (processione delle cose da Dio) e il reditus (ritorno di tutte le cose in Dio). Si tratta di una concezione di chiaro stampo neoplatonico, ma Eriugena cerca di renderla compatibile con il Cristianesimo.
La creazione, pertanto, non sarebbe riducibile ad una realtà esterna a Dio, bensì ad una sorta di “manifestazione” di Dio, cioè ad una teofania. E qui il discrimine con il monismo panteistico diventa lieve. Ma -sembra- che Eriugena cerchi di non cadere in questo errore.
L’uomo come microcosmo
Riguardo l’uomo, Eriugena afferma che egli è una sorta di “micorcosmo”. L’uomo possiede una dimensione corporea e una dimensione spirituale e quindi costituisce una sorta di punto d’incontro dell’universo tra la realtà materiale e quella spirituale. L’uomo, pertanto, svolgerebbe una funzione importante nel ritorno della creazione a Dio.
Dunque, l’antropologia di Eriugena assume una sorta di significato cosmico: il destino dell’uomo è collegato al destino dell’universo intero.
Addirittura Eriugena arriva ad affermare che l’uomo è superiore all’angelo, poiché dotato di ragione, di anima e di corpo.
Eriugena è davvero panteista?
E’ vero che Eriugena usi espressioni ambigue che possano indurre al panteismo. Da qui però ad affermare che abbia voluto essere un panteista ce ne corre. Un importante studioso di filosofia medioevale come Etienne Gilson (1874-1978) scrive che il sistema di Eriugena non sostiene il panteismo. Si tratta piuttosto di un neoplatonismo cristiano della teofania: tutto viene da Dio, tutto manifesta Dio e tutto ritorna a Dio…ma ciò non significa che Eriugena affermasse che tutto è Dio.
Il giudizio
- Positivo: Eriugena è molto importante perchè rapppresenta uno dei primi tentativi medioevali di costruire una visione filosofico-teologica complessiva della realtà.
- Negativo: Il sistema di Eriugena corre il rischio di panteismo o per lo meno di panenteismo.
- Negativo: Il sistema di Eriugena corre il rischio di aprire spiragli, riprendendo la teologia negativa, ad una concezione gnostica del divino.
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