Le nazioni sono realtà naturali o invenzioni della Storia?

1.Secondo la tesi costruttivista le nazioni altro non sarebbero che costruzioni storiche e culturali e non realtà naturali. Ciò però è falso. Diverse correnti hanno smontato questa convinzione. Alcune con argomenti non del tutto sufficienti, altre con argomenti molto più convincenti. Vediamo quali sono.

2.La critica essenzialista (o anche detta primordialista). Essa nega la tesi costruttivista, affermando che le nazioni non nascerebbero solo da qualcosa di culturale o politico, bensì affonderebbero le proprie radici in elementi preesistenti. Insomma, i legami e le appartenenze si presenterebbero come realtà pre-culturali e anche pre-politiche. A riguardo si può fare riferimento al valore dei simboli nei quali una comunità nazionale tende a riconoscersi. E si può fare riferimento anche ad una sensazione piscologica, che ha ben messo in evidenza uno storico delle religioni come Mircea Eliade (1907-1986), quella del “centro del mondo”, ovvero il luogo in cui si vive come percezione di una centralità e, di converso, l’allontanamento da questo come estraniamento.

3.La critica realista. Essa nega la tesi costruttivista con un argomento pragmatico: anche se le nazioni avessero avuto un’origine solo culturale, ciò non le renderebbe meno reali, per cui bisogna comunque tener conto della loro presenza. Dunque, l’origine delle nazioni è un non-problema.

4.La critica fenomenologica. Essa nega la tesi costruttivista affermando che anche se si volesse ammettere che le nazioni abbiano avuto un’origine storica, ciò non vuol dire che non siano reali nell’esperienza umana. Insomma, non si dovrebbe confondere il livello della genesi storica con quella dell’esperienza di vita.

5.La critica comunitarista. Come abbiamo visto, le critiche precedenti dicono cose interessanti, ma anche cose incomplete se non in alcuni casi perfino fuorvianti. La critica comunitarista parte invece da una constatazione corretta, ovvero che gli uomini avvertono la nazione come parte della propria identità naturale e non come un’invenzione. Si potrebbe partire dal realismo aristotelico. Il Filosofo di Stagira afferma nella Politica che l’uomo è un…animale naturalmente sociale. In quel “naturalmente” c’è il bisogno costitutivo, ontologico, della relazione e dell’interdipendenza. In quel “naturalmente” c’è il senso (appunto) naturale della nazione, che figura come coronamento della condivisione del giudizio sulla realtà fra uomini che condividono lo stesso territorio. Negare questo, vorrebbe dire non solo negare la natura dell’uomo, ma anche mettere in discussione la naturalità del legame solidale fra gli uomini stessi.


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