Le prove storiche della strage degli innocenti

Da Vita di Gesù Cristo di Giuseppe Ricciotti (paragrafi 256-257)


Intanto Erode aspettava il ritorno dei Magi. dal momento che i giorni passavano e nessuno compariva, dovette sospettare che il suo piano non era stato abbastanza astuto (…).

Quando l’incertezza divenne certezza, Erode ritrovò se stesso e, in uno di quegli scoppi d’ira che precedevano abitualmente i suoi ordini di stragi, prese una decisione tipicamente erodiana: inviò l’ordine di uccidere tutti i bambini minori di due anni che si trovavano a Beth-lehem e nel territorio da essa dipendente.

Nel fissare questo termine di due anni, egli si era basato su ciò che gli avevano detto i Magi riguardo al tempo dell’apparizione della stella, e partendo di là aveva fatto i suoi calcoli con molta abbondanza per esser sicuro che questa volta il bambino non gli sfuggisse.

(…)

Quante saranno state le vittime? Partendo da un dato abbastanza verosimile, che cioè Beth-lehem col suo territorio potesse contare poco più di 1000 abitanti, se ne conclude che circa 30 erano i bambini nati ivi ogni anno; quindi, in due anni, erano circa 60. Ma poiché i due sessi  si equilibrano ed Erode non aveva alcun motivo di far morire le femmine, gli esposti alla sua crudeltà furono soltanto una metà di neonati, cioè i 30 maschi.

Tuttavia questa cifra probabilmente è troppo elevata, perché la mortalità infantile in Oriente è molto alta e buon numero di neonati non giunge a due anni. Quindi le vittime saranno state circa da 20 a 25.

La bestialissima strage è di un valore storico incontestabile accordandosi perfettamente col carattere morale di Erode. Ma anche a Roma, se realmente Augusto ne fu informato, come vorrebbe Macrobio, la notizia non dovette fare molta impressione, perché anche a Roma circolavano voci di un fatto simile riguardante Augusto stesso.

Narra Svetonio che, poco prima della nascita di Augusto, avvenne a Roma un portento il quale fu interpretato come preannunzio che stesse per nascere un re al popolo romano; il Senato, composto di tenaci repubblicani, ne fu spaventato, e per scongiurare la sventura d’una monarchia ordinò che nessun bambino nato in quell’anno fosse allevato e cresciuto: tuttavia quelli fra i senatori che avevano la moglie gravida, allentarono in quell’occasione la propria tenacia repubblicana (…) e si adoperarono affinché l’ordine del Senato non passasse agli atti.

Ora, sul carattere storico di questo episodio si potrà legittimamente dubitare: ma il fatto che a Roma circolasse tale voce raccolta da Svetonio, fa comprendere che se nell’Urbe arrivò la notizia della strage di Beth-lehem sarà stata accolta con sghignazzamenti, quasicché il vecchio monarca avesse ammazzato niente di più che una ventina di pulci.

La realtà storica è questa: e non si poteva certe pretendere che i Quiriti, per una ventina di piccoli barbari scannati, si commuovessero più che per centinaia di loro propri figli che avevano corso un somigliante pericolo.

Pochi mesi dopo la strage di Beth-lehem, l’aguzzino incoronato che l’aveva ordinata, già ridotto da qualche tempo a un ammasso di carni putrefatte, morì roso alle pudende dai vermi (cfr.Guerra giudaica I, 656 segg.). Tuttavia la vera finezza della nemesi storica, più che nella sua morte, si ritrova nella sua sepoltura: essa ebbe luogo all’Herodium dalla cui cima si vedeva il posto della grotta ov’era nato il suo temuto rivale e quello dov’erano stati sepolti i lattanti scannati.

(…)

Oggi, esplorando con lo sguardo dall’alto dell’Heordium, non si scorgono che ruderi e desolazione di morte. Soltanto in direzione di Beth-lehem si vedono segni di vita.


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