Quando si capisce che il proprio lavoro è nella volontà di Dio, il desiderio è farlo bene

Scrive Charles Peguy ( da “L’argent”, 1913)

Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice ad un onore.

La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato.

Non occorreva che fosse ben fatta per il salario o in modo proporzionale al salario.

Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone.

Doveva essere ben fatta per sé, in sé, nella sua stessa natura.

Esigevano che quella gamba fosse ben fatta.

E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano.

Secondo lo stesso principio con cui costruivano le cattedrali.

E sono solo io – ormai così imbastardito – a farla adesso tanto lunga. Per loro, in loro non c’era allora neppure l’ombra di una riflessione.

Il lavoro stava là.

Si lavorava bene.

Non si trattava di essere visti o di non essere visti.

Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto.


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