SAGGEZZA POPOLARE – “Storta va e… diritta viene!” (proverbio napoletano)

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli. 


C’è una celebre immagine presente negli scritti di San Pio da Pietrelcina, immagine che il Santo Cappuccino riprese da san Giovanni della Croce. L’immagine è questa: la vita di questa terra è come un ricamo visto dalla parte posteriore, ovvero un groviglio incomprensibile di fili; quando però saremo nell’eternità vedremo il ricamo dalla parte anteriore, per cui capiremo come a quel groviglio incomprensibile di fili corrispondeva un disegno chiarissimo e meraviglioso.

La grande questione è che a capire ciò saranno non solo le anime del Paradiso, ma anche -ahinoi- le anime dannate, che vedranno ancor di più aumentare la loro sofferenza per non aver approfittato del fatto che la Provvidenza aveva anche per loro tessuto un ricamo meraviglioso.

Dunque, c’è un’evidenza che non possiamo e non dobbiamo trascurare, ovvero che ciò che ciò che è storto può non essere tale. Ciò che è “storto” può servire alla nostra anima, per cui davvero “storto” non è, bensì è assai “diritto”.

Ma c’è anche un’altra evidenza, e cioè che Dio può raddrizzare ciò che è storto. Dio può servirsi del male per trasformarlo in bene superiore e chiede a noi di corrispondere. Sant’Agostino lo fa capire chiaramente quando arriva a definire il peccato originale “felix culpa” per dire come da quella immane tragedia sia poi venuta fuori una bellezza ed una grandezza incommensurabile: l’Incarnazione del Verbo.

E’ proprio vero: molte volte “storta va…e diritta viene!


Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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