La Dottrina insegna che chi è in peccato mortale perde il merito soprannaturale delle proprie opere, per cui tutto ciò che compie di oggettivamente buono non gli potrà valere per la vita eterna. Tuttavia questo non significa che Dio non possa servirsi di quelle opere.
Molti teologi, seguendo san Tommaso, distinguono tra:
- merito, che richiede lo stato di grazia
- efficacia impetratoria della preghiera e delle sofferenze, che può sussistere anche in chi non è in grazia, perché si fonda sulla misericordia di Dio.
Dnque, se un’anima in peccato mortale offre le proprie sofferenze per la conversione dei propri cari e dei peccatori, non si può dire che tale offerta sia inutile.
Va anche detto che la stessa sofferenza offerta con sincerità può diventare causa di elargizioni di grazie attuali finalizzate a predisporre il peccatore alla conversione e al ritorno alla confessione.
Questo tema è affrontato anche da teologi come Francisco Suarez e Alfonso Maria de’ Liguori, i quali riconoscono che Dio può esaudire le preghiere anche di chi non è in stato di grazia, soprattutto quando sono ordinate ad un bene spirituale come la conversione.
Ovviamente bisogna evitare il peccato mortale costi quel che costi, perché è ciò che di più grave possa esserci…molto di più della distruzione dell’universo intero.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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