La vita
Miguel de Unamuno fu filosofo, scrittore, poeta e drammaturgo spagnolo. Fu tra i maggiori esponenti di quella che fu chiamata la Generazione del ’98.
Nacque a Bilbao nel 1864.
Studiò Filosofia e Lettere a Madrid. Fu poi docente e rettore dell’Università di Salamanca.
Si oppose alla dittatura di Miguel Primo de Rivera, subendo l’esilio.
Morì a Salamanca il 31 dicembre 1936.
Gli scritti
Le sue opere più importanti sono:
- Del sentimento ragico della vita (1913)
- L’agonia del Cristianesimo (1925);
- Nebbia (1914)
- Abel Sanchez (1917)
- San Manuel Bueno, martire (1931)
L’uomo “concreto” e non l’uomo astratto
Al centro del pensiero di Unamuno vi è l’uomo concreto e non una sorta di “uomo astratto” costruito dai sistemi filosofici. Nel Del sentimento tragico della vita scrive: “… quest’uomo concreto, in carne e ossa, è insieme il soggetto e l’oggetto supremo di ogni filosofia”.
La morte come problema fondamentale
Sempre nel Del sentimento tragico della vita, Unamuno scrive: “Non l’umano né l’umanità (…) ma il sostantivo concreto: l’uomo. L’uomo in carne e ossa, quello che nasce, soffre e muore — soprattutto muore”.
Dunque, considerando l’uomo nella sua concretezza, Unamuno afferma che il problema fondamentale dell’uomo è la morte. L’essere umano avverte dentro di sé un insopprimibile “fame d’immortalità” e quindi sconfiggere la morte.
Interessante è quando afferma che all’uomo non può bastare sopravvivere nel ricordo altrui, piuttosto egli desidera continuare personalmente e veramente ad esistere.
Il conflitto inevitabile tra ragione e fede
Da questo presupposto, secondo Unamuno, nascerebbe il conflitto tra ragione e fede. La ragione non riuscirebbe a garantire l’immortalità e tenderebbe al dubbio; il cuore, invece, reclamerebbe Dio e la vita eterna.
E’ in questa lotta tra ragione e fede, dubbio e spranza, che, secondo Unamuno, si dinapanerebbe l’esistenza umana.
Il sentimento “tragico” della vita
Da questa lotta tra ragione e fede e dubbio e speranza scaturisce l’imprescindibilità di un sentimento tragico della vita. Tragico, perché l’uomo desidera l’eternità senza però riuscire a possederne una certezza razionale assoluta.
Pertanto il Cristianesimo viene concepito da Unamuno come “agonia”. Però, attenzione, dal senso orignario greco di agon, cioè combattimento e lotta.
Il giudizio sul pensiero di Unamuno
Si può riconoscere ad Unamuno un’intuizione importante, cioè che l’uomo è aperto costitutivamente all’eternità.
Ci sono però almeno tre errori nel suo pensiero:
- Primo: Unamuno separa ragione e fede quando invece essi sono armonizzabili
- Secondo: Il bisogno di Dio rischia di diventare prevalentemente soggettivo: credo perché ho bisogno che la mia esistenza non finisca nel nulla. Invece, bisogna procedere dall’evidenza razionale dell’esistenza di Dio: Dio non esiste perché l’uomo ha bisogno che esista, Dio esiste perché esiste.
- Terzo: il dubbio assurge a componente necessaria della fede. La fede può certamente essere accompagnata da prove, oscurità e tentazioni, ma, in quanto virtù teologale, è adesione certa dell’intelletto alla verità rivelata, fondata sull’autorità di Dio che rivela.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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