Non solo si può, ma si deve dire che la natura è una “cattedrale di simboli”.
Perché si può e si deve dire in questo modo? Perché si tratta di una definizione che esprime bene. Il termine “cattedrale”, infatti, fa capire come la ricchezza di simboli che ha la natura è orientata verso l’alto, cioè verso la conoscenza e il raggiungimento di Dio.
Per i medioevali la natura non era soltanto un insieme di cose (di “enti” per dirla in termini filosofici), bensì un vero e proprio progetto, meglio: un capolavoro di Dio.
I medioevali affermavano che la natura fosse una sorta di “liber naturae” (libro della natura). Osservando il creato, l’uomo può conoscere analogicamente il Creatore . D’altronde san Paolo è chiaro: “Le perfezioni invisibili di Dio si lasciano contemplare attraverso le sue opere” (Romani 1,20).
San Tommaso d’Aquino, e ancor prima lo Pseudo Dionigi-Areopagita, ma non solo loro, vedevano l’universo come un ordine armonico in cui ogni essere occuperebbe un posto preciso, riflettendo in questo modo la sapienza divina.
Una precisazione importante: per la mentalità moderna un simbolo è solo una semplice convenzione; per il medioevo, invece, il simbolo partecipa realmente della realtà a cui rimanda.
Ritornando a san Tommaso, egli così crive nella Summa contra Gentiles (I,29,2): “Dio comunica alle cose tutte le perfezioni; perciò ha con tutte insieme somiglia e dissomiglianza“.
Concludendo, le creature non sono Dio, ma sono con Lui in un rapporto analogico, perché rifelttono, cia scuna a suo modo, una perfezione divina.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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