SOSTA: Dove Dante nella sua “Commedia” parla del ruolo provvidenziale di Roma?

1.Il noto scrittore cristiano, nonché vescovo, Bossuet (1627-1704) scrisse che le legioni romane combatterono per Cristo. Il significato è chiaro: anche se gran parte delle conquiste di Roma avvenne prima dell’Incarnazione del Verbo, e anche se l’espansione dell’Impero precedette la sua cristianizzazione, la romanità preparò e facilitò la diffusione del cristianesimo.

2.Anche Dante ne parla nella sua Commedia. Lo fa particolarmente nel canto secondo dell’Inferno e nel canto sesto del Paradiso.

3.Nel canto secondo dell’Inferno, ai versi 20-24, spiega che Enea fu scelto da Dio perché dalla sua missione sarebbe nata Roma, destinata a diventare la sede del successore di Pietro. Dante dice così:

«ch’e’ fu de l’alma Roma e di suo impero
ne l’empireo ciel per padre eletto:
la quale e ’l quale, a voler dir lo vero,
fu stabilita per lo loco santo
u’ siede il successor del maggior Piero».

Insomma, per Dante la fondazione di Roma ebbe un ruolo provvidenziale: preparò il luogo in cui avrebbe avuto sede il successore di Pietro e da cui si sarebbe diffuso il cristianesimo.

4.Nella Cantica del Paradiso, con il Canto VI, Dante parla ampiamente della Romanità attraverso l’imperatore Giustiniano, il quale racconta la storia dell’aquila, simbolo dell’Impero romano, da Enea fino a Carlo Magno. Il canto presenta l’Impero come parte di un disegno provvidenziale. Roma ebbe una missione universale, che trovò il suo momento culminante quando, sotto Tiberio, Cristo fu condannato e crocifisso per la salvezza dell’umanità. Prima di parlare di Tiberio, Dante ricorda la pace raggiunta sotto Augusto:

«con costui puose il mondo in tanta pace,
che fu serrato a Giano il suo delubro».

Il riferimento è alla chiusura del tempio di Giano, le cui porte rimanevano aperte in tempo di guerra.

Successivamente, parlando di Tito, Dante scrive:

«poscia con Tito a far vendetta corse
de la vendetta del peccato antico».

Il riferimento è alla distruzione di Gerusalemme compiuta da Tito, che Dante, secondo una lettura teologica diffusa nel suo tempo, interpreta come punizione per la morte di Cristo. L’espressione «vendetta del peccato antico» indica invece la Passione di Cristo come espiazione del peccato originale.


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