SOSTA: I più grandi scienziati sono credenti o atei?

1.E’ una grande sciocchezza quella di pensare che gli scienziati siano per la grande maggioranza atei o agnostici. Non è affatto così. Ciò si spiega perché un uso corretto della ragione, applicato alla ricerca scientifica, conduce inevitabilmente a porre una causa prima per il tutto ed un fine per spiegare il perchè di una natura ordinata e finalizzata.

2.Facciamo un elenco di interessanti citazioni:

  • Galileo Galilei (1564-1642)
    • “Nelle mie scoperte scientifiche ho appreso più col concorso della divina grazia che coi telescopi”
  • Isaac Newton (1642-1727)
    • “L’uomo che non ammette Dio è un pazzo”
  • Linneo (1707-1778)
    • “Il Dio eterno, il Dio immenso, sapientissimo, onnipotente, è passato davanti a me. Io non l’ho veduto in volto, ma ho studiato le tracce del suo passaggio nelle creature”
  • Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829), biologo francese: 
    • “Le leggi della natura esprimono la volontà di Dio.”
  • Michael Faraday (1791-1867), chimico e fisico britannico: 
    • “La nozione e il rispetto di Dio giungono al mio spirito attraverso vie così sicure come quelle che ci conducono alle verità di ordine fisico.”
  • Lord Kelvin (1824-1907), fisico britannico: 
    • “La scienza ci forza ad ammettere un’intelligenza che ha creato e governa l’universo.”
  • André-Marie Ampére (1775-1836), fisico francese: 
    • “Lavora perché è tuo dovere, ma con una mano sola, perché l’altra deve essere impiegata per servire Dio”.
  • Augustin-Louis Cauchy (1789-1857), matematico francese: 
    • “Sono cristiano con Copernico, Descartes, Newton, Leibniz, Pascal, Euclero, Gerdil, con tutti i grandi fisici del secolo passato. E se mi chiedessero le mie ragioni sarei felice di esporle”.
  • Charles Darwin (1809-1882): 
    • “L’impossibilità di concepire che questo universo grandioso e meraviglioso, con i nostri sé coscienti, sia scaturito per caso, a me pare l’argomento principe a favore dell’esistenza di Dio.” (Lettera del 1873 al professor Doedes dell’Università di Utrecht)
  • Gustave-Adolphe Hirn (1815-1890), fisico francese: 
    • “L’esistenza di Dio è provata con certezza matematica”.
  • Louis Pasteur (1822-1895), chimico francese: 
    • “Poca scienza può allontanare da Dio, ma molta scienza avvicina a Dio.”
  • John William Strutt Rayleigh (1842-1919), fisico inglese e Premio Nobel:
    • “Non sento il bisogno di perdere il tempo a confutare la pretesa che le convinzioni religiose, a cui sono rimasti fedeli un Newton, un Faraday, un Maxwell, siano incompatibili con lo spirito scientifico”.
  • Thomas Edison (1847-1931), inventore e imprenditore statunitense: 
    • “Ho profonda ammirazione per il più grande ingegnere del mondo: Dio!”
  • Guglielmo Marconi (1874-1937), inventore italiano: 
    • “Nelle avversità della vita, Dio è stato il mio unico sollievo!”
  • Alexis Carrel (1873-1944), medico francese e Premio Nobel:
    • “L’uomo ha bisogno di Dio come dell’acqua e dell’ossigeno.”
  • Robert Millikan (1868-1953), fisico statunitense e Premio Nobel: 
    • “C’è ancora qualcuno che parla di materialismo della scienza? La scienza preferisce unirsi al Salmista di millenni fa quando proclamava: I cieli dichiarano la gloria di Dio”.
  • Albert Einstein (1879-1955): 
    • “Non uccidete per favore la meraviglia! Perdere il senso dello stupore e della meraviglia significa quasi morire, cessare di vedere. Non uccidete la meraviglia! Perché il giorno in cui avrai asfissiato il senso dello stupore, cadrai, tu pure, in quella massa di uomini duri e freddi, secchi e tristi che è in pericoloso continuo aumento. Al contrario, fino a che ti lascerai incantare, potrai avere la speranza di sorprenderti felice. Proprio come un bambino che vede il mondo per la prima volta. Non uccidete la meraviglia! Perché è la meraviglia, più che il dubbio, la fonte della sapienza. Non uccidete la meraviglia! (…) Solo la fede in Dio mi ha aiutato nelle grandi difficoltà della ricerca.”
    • A proposito del rapporto tra religione e scienza: “Esiste veramente un’insuperabile contraddizione tra religione e scienza? Può la religione essere soppiantata dalla scienza? (…). Io sono convinto che un’analisi imparziale di tutte e due le questioni non può che condurre ad una risposta negativa.” (A.Einstein, Idee e opinioni, Torino 1965, p.58).
    • Einstein è convinto che la persona religiosa sia più affidabile: “Una persona illuminata dalla religione è quella, a mio avviso, che con maggiore bravura è pervenuta a liberarsi dai ceppi dei propri egoistici desideri ed è dominata solo da pensieri, sentimenti e aspirazioni cui essa aderisce per il loro valore sopraindividuale.” (A.Einstein, Idee e opinioni, Torino 1965, p.54).
    • Dice ancora: “I più alti principi delle nostre aspirazioni si trovano nella tradizione religiosa ebraico-cristiana.” (A.Einstein, Idee e opinioni, Torino 1965, p.52).
    • “Chiunque sia veramente impegnato nel lavoro scientifico si convince che le leggi della natura manifestano l’esistenza di uno spirito immensamente superiore a quello dell’uomo, e di fronte al quale noi, con le nostre modeste facoltà, dobbiamo essere umili.”
    • “Trovi sorprendente che io pensi alla comprensibilità del mondo come a un miracolo o a un eterno mistero? Apriori, tutto sommato, ci si potrebbe aspettare un mondo caotico del tutto inafferrabile da parte del pensiero. Al contrario, il tipo d’ordine che, per esempio, è stato creato dalla teoria della gravitazione di Newton è di carattere completamente diverso: anche se gli assiomi della teoria sono posti dall’uomo, il successo di una tale impresa presuppone un alto grado d’ordine nel mondo oggettivo, che non era affatto giustificato prevedere a priori. E qui compare il sentimento del ‘miracoloso’, che cresce sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza. E qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si sentono paghi per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo da Dio, ma persino di averlo privato dei miracoli.” (A.Einstein, Lettera a Maurice Solovine, Parigi 1956, p.102).
    • “Io non sono ateo e non penso di potermi definire panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino che entra in un’immensa biblioteca piena di libri scritti in molte lingue in cui sono stati scritti. Il bambino sospetta vagamente che vi sia un misterioso ordine nella disposizione dei volumi, ma non sa quale sia. Questa, mi sembra, sia la situazione dell’essere umano, anche il più intelligente, nei confronti di Dio. Noi vediamo l’universo meravigliosamente organizzato che obbedisce a certe leggi, male comprendiamo solo vagamente. La nostra mente limitata (tuttavia) è in grado di intuire la misteriosa forza che muove le costellazioni.”
  • Nicola Pende (1890-1980), endocrinologo italiano:
    • “Senza la luce della dottrina di Cristo i problemi fondamentali dell’uomo sono insolubili”.
  • Arthur Leonard Schawlow (1921-1999), fisico statunitense (Premio Nobel nel 1981): 
    • “Mi sembra che quando si è di fronte alle meraviglie della vita e dell’universo, ci si deve chiedere ‘perché’ e non solo ‘come’. Le uniche risposte possibili sono religiose. Trovo un bisogno di Dio nell’universo e nella mia vita”.
  • Antonino Zichichi (1929-2026), fisico italiano:
    • “Nessuna scoperta scientifica ha mai messo in dubbio l’esistenza di Dio. La scienza è fonte di valori che sono in comunione, non in antitesi con gli insegnamenti delle Sacre Scritture, con i valori quindi della Verità Rivelata. Né la Scienza né la Logica permettono di concludere che Dio non esiste. Nessun ateo può quindi illudersi di essere più ‘logico’ e più ‘scientifico’ di colui che crede. Chi sceglie l’ateismo fa quindi un atto di fede: nel nulla. Credere in Dio è più logico e più scientifico di credere nel nulla.” (A.Zichichi, Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, Milano, Edizioni Mondolibri (licenza da Il Saggiatore), Milano, 1999, p.215).
  • Carlo Rubbia (1934), Premio Nobel per la fisica nel 1984: 
    • “Come ricercatore, sono profondamente colpito dall’ordine e dalla bellezza che trovo nel cosmo, così come all’interno delle cose materiali. E come osservatore della natura, non posso fare a meno di pensare che esiste un ordine superiore. L’idea che tutto questo sia il risultato del caso e della pura diversità statistica, per me è completamente inaccettabile. C’è un’Intelligenza ad un livello superiore, oltre all’universo dell’esistenza dell’universo stesso.” (C.Rubbia, Neue Zurcher,1993).
  • Antonio Ambrosetti (1944),1944, docente di Analisi matematica presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, ha insegnato alla Normale di Pisa, alla Università di Bologna, alla Rutgers University e al Politecnico Federale di Zurigo ETH. E’ socio dell’ Accademia Nazionale dei Lincei e ha vinto il Premio Caccioppoli per la Matematica.
    • Nel 2009 ha scritto il libro: «La Matematica e l’esistenza di Dio» (Lindau 2009) con l’intenzione di dimostrare che «possano convivere il rigore del pensiero matematico e la profonda fede in Dio». Scienza e religione «coesistono in tanti scienziati e le due cose non sono solo conciliabili, ma addirittura feconde […] Vorrei anche far capire come, lungi dall’esserci incompatibilità tra scienza e fede, la prima (e, in particolare, la matematica) possa fornire delle suggestioni, delle intuizioni che aiutano il credente a rinsaldare la propria fede […] Vivo in concreto la mia fede assieme al mio ruolo di matematico, favorito in questo dalla presenza di Dio, che sento viva in me e che non mi ha mai abbandonato» (A. Ambrosetti, La matematica e l’esistenza di Dio, Lindau 2009, pag. 10-12, 77).
    • “La matematica mi fa intuire la presenza di Dio. Parliamo dell’infinito, l’argomento risale a Pascal. In matematica, ogni numero reale è superato da “infinito”. In questo io scorgo Dio, che è sempre al di sopra di noi. Dio che conosce tutti i teoremi ma non ce li svela, aspettando che noi lentamente progrediamo nella ricerca. Dio non vuole dei robot, ma degli uomini che con umiltà, coscienti dei propri limiti, vanno avanti e Lo cercano sapendo che non potranno mai capirne completamente il mistero. Alla fine, solo la nostra coscienza può dire sì a Dio, con scelte fatte liberamente con la mente e soprattutto con il cuore. Diceva Ennio De Giorgi: ‘All’inizio e alla fine, abbiamo il mistero. La matematica ci avvicina al mistero, ma nel mistero non riesce a penetrare'” (da Avvenire dell’11/12/08).
  • John C. Lennox (1949), docente di matematica presso l’Università di Oxford e Fellow in Matematica, Filosofia della Scienza presso il Green Templeton College of Oxford University.
    • “Più cose conosciamo riguardo al nostro universo, più l’ipotesi che vi sia un Dio Creatore, il quale abbia progettato l’universo per un certo scopo, acquista credibilità come spiegazione migliore del perché noi siamo qui”.(J.C. Lennox, Fede e scienza, Armenia 2009, p. 84)
    • “L’intelligibilità razionale dell’universo indica l’esistenza di una Mente responsabile sia dell’universo, sia della nostra mente. E’ per questa ragione che noi siamo in grado di fare scienza e di scoprire le bellissime strutture matematiche sottostanti ai fenomeni che possiamo osservare. Ciò che sta alla base dell’universo è molto più che un principio razionale. E’ Dio, il Creatore stesso. Io asserisco che, essendo la scienza ben lungi dall’aver seppellito Dio, non soltanto i risultati della scienza puntino nella direzione dell’esistenza di Dio, ma la stessa impresa scientifica sia convalidata da tale esistenza.” (J.C. Lennox, Fede e scienza, Armenia 2009, p. 261,262)
  • Francis Collins (1950), genetista, ha guidato il team di ricercatori che ha decifrato il genoma umano, è considerato uno dei più influenti scienziati
    • Raccontando della sua conversione al Cristianesimo, ha scritto: “Ero sbalordito dall’eleganza del codice genetico umano. Mi resi conto di aver optato per una cecità volontaria e di essere caduto vittima di arroganza, avendo evitato di prendere seriamente in considerazione che Dio potesse rappresentare una possibilità reale.” (F. Collins, “Il linguaggio di Dio”, Sperling & Kupfer 2007, pag. 20-22)
    • “Non riesco a capire come la natura avrebbe potuto crearsi da sé. Nessuno scienziato serio oserebbe affermare di avere a portata di mano una spiegazione naturalistica dell’origine della vita. Solo una forza al di fuori del tempo e dello spazio avrebbe potuto fare una cosa simile. Il Big Bang domanda a gran voce una spiegazione divina», e infatti «si accorda perfettamente con l’idea di un Dio Creatore trascendente.” (F. Collins, “Il linguaggio di Dio”, Sperling & Kupfer 2007, pag. 63)
    • “Per me l’esperienza di sequenziamento del genoma umano, e la scoperta del più imponente di tutti i testi, è stato un sorprendente risultato scientifico e un’occasione di preghiera. Molti saranno sconcertati da questi sentimenti, partendo dal presupposto che un rigoroso scienziato non debba anche essere un serio credente in un Dio trascendente. Questo libro [“Il linguaggio di Dio”, nda] si propone di sfatare tale concetto, sostenendo che la fede in Dio può essere una scelta del tutto razionale, e che i principi della fede sono, infatti, complementare ai principi della scienza.” (F. Collins, The Language of God: A Scientist Presents Evidence for Belief, Introduction, New York, Free Press, 2006)
  • Ian Hutchinson (1951), fisico, docente di Scienza Nucleare ed Ingegneria presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT)
    • “Si potrebbe pensare che il MIT, essendo il grande tempio della scienza e della tecnologia, sia un luogo senza Dio. Al contrario, vi lavoro da oltre 35 anni e collaboro con molti cristiani e persone di varie fedi, sia tra i miei colleghi di facoltà che tra gli studenti. Che fede e scienza siano in conflitto è un mito che è stato completamente sfatato dagli storici della scienza negli ultimi 50 anni: i cristiani seri, incluso il  clero, sono stati predominanti nello sviluppo della scienza per secoli. Ma il mito esercita ancora una forte influenza sui laici e, molto spesso, anche sui cristiani.” (Intervista durante il Convegno Veritas Forum del 24 aprile 2018)
  • Lucio Rossi (1952), fisico, responsabile del Magnets, Cryostats and Superconductors Group al CERN di Ginevra, docente di Fisica all’Università di Milano
    • “La scienza nasce dall’accorgersi che il mondo è razionale, che le leggi che governano il mondo e la mia ragione sono affini (…). La scoperta del bosone di Higgs apre tantissime domande ma è chiaro che la simmetria razionale c’è. Ci vuole fegato per dire che l’universo è fatto a caso.”
  • John David Barrow (1952), cosmologo e matematico, docente di Scienze Matematiche all’Università di Cambridge, vincitore nel 2008 del Premio Faraday assegnato dalla Royal Society
    • “In effetti se l’intero universo materiale può essere descritto dalla matematica, deve esistere una logica immateriale più vasta dell’universo materiale (…). Convinzioni di questo tipo sembrano implicare che Dio sia un matematico.” (J.D.Barrow, Perché il mondo è matematico, Laterza, 1992, p.69).
  • Tony Rothman (1953), fisico teorico, redattore dello Scientific American. Ha insegnato ad Harvard 
    • “Il teologo americano che guardava il cielo notturno attraverso gli occhi di Aristotele e vedeva l’armonia delle sfere e gli angeli che si muovevano è diventatoo il cosmologo moderno he guarda lo stesso cielo attraverso gli occhi Einstein e vede la mano di Dio, non negli angeli, ma nelle costanti della natura. Quando confrontiamo l’ordine e la bellezza dell’universo e le strane coincidenze della natura, è molto forte la tentazione di fare un salto di fede dalla scienza alla religione. Sono sicuro che molti fisici vorrebbero farlo. Vorrei solo che lo ammettessero.” (T.Rothman, A ‘Wath You See Is What You Beget’ Theory, Discover, Maggio 1987).
  • Fabiola Gianotti (1960), direttrice del CERN di Ginevra
    • “Quello che io vedo nella natura, la sua semplicità, la sua eleganza, mi avvicina all’idea di una mente intelligente ordinatrice.”
  • Marco Bersanelli (1960), Docente di Astrofisica all’Università degli Studi di Milano e collaboratore dell’Agenzia Spaziale Europea
    • “La ricerca scientifica mette in luce la natura della realtà come ‘mistero’: essa esiste, vi si stabilisce un rapporto, ma ultimamente sfugge alla comprensione completa della ragione. Come se ogni nostra conoscenza o conquista rimandasse inesorabilmente ad un oggetto ultimo e nascosto. La conoscenza scientifica è una manifestazione di quella inguaribile tendenza dell’uomo a domandarsi il ‘perché’ delle cose, mai sazio di risposte parziali. La ricerca scientifica ha il suo seme e le sue radici profonde nel senso religioso e nell’esigenza umana di soddisfazione e di senso.” (M.Bersanelli-M.Gargantini, Solo lo stupore conosce, Bur, 2003)
  • Krzysztof Meissner (1961), Docente di fisica teorica all’Università di Varsavia, uno dei massimi studiosi europei di fisica delle particelle
    • “Nel modo di fare ricerca non c’è nessuna differenza tra uno scienziato ateo o credente. Entrambi usano gli stessi mezzi, usano la stessa matematica. La differenza è nell’approccio al risultato finale. Le leggi che governano l’universo si rivelano sempre semplici, eleganti, con un che di perfetto nella loro essenza. Se uno non crede in Dio constata questa perfezione e si ferma lì. Se uno è credente non può non vedervi un riflesso della perfezione di Dio. Quello che cambia è insomma il significato attribuito alle scoperte, l’ottica con cui possiamo guardare e apprezzare. Un universo sorto dal caso dovrebbe essere caotico. Se ci fossero delle leggi non potrebbero essere universali nel tempo e nello spazio. Potrebbe esserci una certa misura di correlazione fra le cose, non di più. La presenza di leggi universali, che è la condizione di possibilità della ricerca scientifica, leggi che non cambiano dal lunedì al mercoledì, è qualcosa di stupefacente, che non smette di sorprendermi dopo tanti anni. La considero più che un indizio, direi quasi una prova della presenza di una realtà trascendente, del fatto che c’è qualcosa di più grande del mondo in cui viviamo.” (da Avvenire del 11 ottobre 2013)

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