Facciamo rispondere a Giuseppe Casadei che così scrive su Il Settimanale di padre Pio, n.27, anno XXIII
Il Cristocentrismo di tutta la scuola teologica francescana si fonda sulla visione di Cristo-Verbo Incarnato visto dal beato Giovanni Duns Scoto quale “somma opera di Dio”. Il principio su cui si basa tale visione è questo. Gesù, come uomo, è la prima creatura pensata e voluta da Dio, per se stessa, non in senso cronologico, ma in senso di causalità finale, esemplare ed efficiente, nel senso, cioè, che tutte le altre creature -celesti e terrestri- dipendono da Cristo, sono state fatte per mezzo di Lui e in vista di Lui (Cfr.Colossesi 1,15-20). Già il Serafico Padre, intuendo misticamente tale verità, scrisse in una delle sue Ammonizioni: “Considera, o uomo, in quale sublime condizione ti ha posto il Signore Dio, poiché ti ha creato e formato a immagine del suo Figlio diletto secondo il corpo e a similitudine di lui secondo lo spirito” (in Fonti Francescane, n.153). Quindi il corpo di Gesù è la causa finale ed esemplare del corpo dell’uomo. Pertanto, nelle intenzioni di Dio, abbiamo prima il Verbo Incarnato (quindi il mistero dell’Incarnazione ) e poi tutto il resto. Noi siamo abituati a pensare all’Incarnazione come a un mistero legato al peccato: Gesù si è incarnato per salvarci, per riparare il peccato dei nostri progenitori e tutte le offese che si commettono contro Dio. Ma il Dottor Sottile (ovvero Scoto) scrive: “Dico che la caduta non fu la causa della predestinazione di Cristo; neppure se non fossero caduti né l’angelo né l’uomo, Cristo sarebbe stato ugualmente predestinato, anzi persino se non vi fossero stati altri esseri da creare se non solo Cristo” (Ordinatio III,d.19,q.1,n.6). Troppo riduttivo -sembra dirci il Beato- motivare una sì grande opera quale fu l’Incarnazione con il peccato della creatura. Se il peccato ha una malizia che l’uomo non arriva a misurare -e in questo senso può dirsi relativamente infinita- , l’Incarnazione ha, di fronte a Dio, un valore positivo tale da superare infinitamente ciò che sarebbe necessario per dare a Dio la soddisfazione dovuta per il peccato. Dobbiamo allora concludere con Scoto che l’Incarnazione è avvenuta in primis e soprattutto per la massima gloria di Dio, e poi per tutto il resto. Il verbo si sarebbe incarnato, quindi, anche se Adamo ed Eva non avessero peccato.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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