SOSTA: Quali sono i doveri verso il proprio angelo custode?

1.La devozione all’angelo custode ci ricorda una verità consolante: Dio si prende cura di noi anche attraverso una presenza invisibile, incaricata di accompagnarci verso la salvezza. Alla sua premura dobbiamo rispondere con riverenza, amore, fiducia e disponibilità a lasciarci guidare. Possiamo raccogliere questa risposta in quattro doveri. La vita e gli scritti dei santi ci aiutano a comprenderli e, soprattutto, a viverli.

2.Bisogna avere verso l’angelo custode grande riverenza e amore. La riverenza nasce dal riconoscimento della dignità dell’angelo custode: egli è un servitore di Dio, vive alla sua presenza e ci accompagna per suo incarico. L’amore nasce dalla gratitudine per questa missione.

  • San Bernardo di Chiaravalle, nel Sermone Dodicesimo sul Salmo Qui habitat, invita a coltivare il rispetto per la presenza degli angeli, la devozione per il loro servizio e la fiducia nella loro protezione. Sottolinea anche un particolare significativo: sebbene siano inviati da Dio, dobbiamo essere riconoscenti agli angeli per l’amore con cui adempiono il loro compito. Onorarli significa riconoscere la bontà del Signore che ce li ha affidati.
  • Un esempio concreto viene da santa Teresa di Gesù Bambino. Sua sorella Céline, divenuta suor Genoveffa, testimoniò al processo apostolico che Teresa, quando frequentava il collegio delle Benedettine, firmava i propri compiti chiamandosi “figlia dei santi angeli”. A casa, ai Buissonnets, teneva sulla tavola una statuetta dell’angelo custode. Questi piccoli gesti mostrano quanto la devozione angelica fosse presente nella sua vita quotidiana.

3.Non bisogna mai contristare l’angelo custode con azioni o pensieri contrari a Dio. L’angelo custode vuole il nostro bene più profondo: che viviamo nell’amicizia con Dio, cioè nella Sua Grazia. Per questo, onorarlo comporta anche evitare ciò che contraddice la sua missione. L’espressione “contristare l’angelo” appartiene al linguaggio della devozione: indica quanto il nostro peccato sia contrario al bene che egli desidera per noi. Non bisogna però confondere la tentazione con il peccato. Un pensiero cattivo che si presenta involontariamente e viene respinto non equivale a un’offesa volontaria a Dio.

  • Santa Gemma Galgani offre un esempio particolarmente intenso. Nel suo Diario, alle date del 26-28 agosto 1900, racconta che l’angelo custode le si mostrava severo e la richiamava alle sue mancanze. Gemma collega questa severità ad una confessione che riteneva di aver fatto male. Dopo aver chiarito ogni cosa con il confessore, descrive l’angelo nuovamente sorridente e affettuoso. Si tratta del racconto della sua esperienza mistica personale.

4.Bisogna invocare l’angelo custode frequentemente con una preghiera piena di fiducia. Un rapporto di amicizia si alimenta attraverso il dialogo. Anche la devozione all’angelo custode cresce quando ci rivolgiamo a lui con semplicità e costanza.

  • San Pio da Pietrelcina raccomandava di ricordare il proprio angelo e di pregarlo assiduamente, soprattutto nelle tentazioni e nelle difficoltà spirituali. In una lettera a padre Benedetto, riportata con il riferimento Epistolario, I, p. 394, ricorda di aver affidato molte volte al proprio angelo il compito di consolarlo. In altri passi delle sue lettere descrive la gioia di essere svegliato dal suo compagno celeste per lodare insieme il Signore.

5.Bisogna considerare l’angelo custode più che un amico e più che un fratello. Questa espressione sottolinea la profondità della sua sollecitudine: l’angelo custode ci accompagna con una fedeltà orientata al nostro destino eterno.

  • Santa Teresa di Gesù Bambino lo esprime nella poesia Al mio angelo custode, composta nel 1897 su richiesta di suor Maria Filomena. Chiama l’angelo fratello, amico e consolatore; gli affida le persone care e gli chiede di asciugarne le lacrime, di ricordare loro la bontà di Gesù e di offrire alla Trinità i suoi piccoli sacrifici. La familiarità con l’angelo diventa così un modo per amare anche gli altri.
  • La stessa confidenza appare in San Pio da Pietrelcina. Nella lettera a padre Agostino del 5 novembre 1912, il Santo racconta di essersi lamentato con il proprio angelo perché, durante una dura prova, gli era sembrato che tardasse ad aiutarlo. Secondo il suo racconto, l’angelo lo rassicurò sulla propria vicinanza e lo invitò ad accettare con fiducia il tempo stabilito dalla Provvidenza.

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