SOSTA: Secondo la Verità Cattolica come giudicare il pensiero di Jacques Maritain?

1.Jacques Maritain nacque a Parigi nel 1882. Studiò alla Sorbona, dove prima subì l’influenza del Positivismo poi quella di Bergson. Negli anni universitari conobbe Raissa Oumancoff, giovane ebrea di origine russa, che sposò nel 1904. Ella ebbe molta influenza sull’attività intellettuale di Maritain. I due coniugi, nel 1906, strinsero amicizia con lo scrittore cattolico Léon Bloy. Fu un incontro decisivo che originò la loro conversione al Cattolicesimo. Poco dopo, Maritain scoprì la filosofia di san Tommaso, divenendo uno dei principali esponenti della rinascita tomista del XX secolo. Dopo la morte di Raissa avvenuta nel 1960, Maritain si ritirò presso i Piccoli Fratelli di Gesù a Tolosa, comunità legata alla spiritualità di Charles de Foucauld. Morì a Tolosa nel 1973.

2.Maritain scrisse diverse opere. Le più importanti sono: I gradi sel sapere (1932); Umanesimo integrale (1936); La persona e il bene comune (1947); L’uomo e lo Stato (1951).

3.Una premessa importante: nel pensiero di Maritain bisogna distinguere il suo tomismo dalla sua proposta politico-culturale nella quale assume particolare importanza il concetto assai ambiguo di nuova cristianità. Procediamo con ordine.

4.Maritain vuole essere un convinto tomista. Della filosofia dell’Aquinate lo convince il primato dell’essere, la capacità dell’intelletto di conoscere la realtà, la distinzione fra essenza ed esistenza, la legge naturale.

5.Da ciò, dunque, il suo prendere le distanze tanto dall’idealismo (l’essere che dipende dal pensiero) quanto dal materialismo (riduzione dell’uomo alla dimensione biologica ed economica).

6.Uno dei punti più caratterizzanti il pensiero di Maritain è la distinzione tra individuo e persona. L’uomo è individuo in quanto parte della società, ma è persona in qaunto essere spirituale.

7.Lo Stato pertanto non può trattare l’uomo come semplice ingranaggio della collettività. Certamente il bene comune deve essere anteposto al bene particolare dell’individuo, ma non si può annullare la dignità della singola persona.

8.Maritain giunge così a rapportarsi con il concetto di modernità. Egli riconosce che questa (la modernità) ha avuto come essenza il tentativo di costruire un mondo senza Dio innalzando l’uomo in una prospettiva di antropocentrismo radicale. Maritain ritiene però che il concetto di umanesimo non debba essere rifiutato e afferma che all’umanesimo antropocentrico si debba sostituire il concetto di umanesimo integrale. Insomma, non si tratterebbe di rifiutare le istanze umanistiche, bensì di saperle correttamente orientare.

9.Ma in cosa consiste questo umanesimo integrale? Consiste in un umanesimo che sappia riconoscere tutte (perciò l’aggettivo integrale) le dimensioni dell’uomo: biologica, sociale, morale e soprattutto spirituale.

10.Al concetto di umanesimo integrale, Maritain fa seguire quello di nuova cristianità. Dal momento che il passato non può ritornare, la nuova cristianità è un modello a cui tendere e che deve essere diverso rispetto alla cristianità tradizionale. Sui tratta di una società pluralistica nella quale i valori di origine cristiana (dignità della persona, libertà, giustizia, solidarietà, bene comune) possano costituire il fondamento della convivenza.

11.Ovviamente la teoria di nuova cristianità si basa sulla convinzione secondo cui sarebbe possibile che gli uomini concordino su determinati princìpi pur partendo da diverse concezioni filosofiche e religiose.

12.Inoltre, per affermare questo, Maritain deve partire da un’altra convinzione quella secondo cui alcuni valori “moderni” siano nati dal Cristianesimo, ma che poi sarebbero stati separati dal Cristianesimo stesso a causa di un’errata concezione di modernità.

13.Dunque, stando a tutto questo, per Maritain il cristiano non deve cercare di costruire uno Stato formalmente cristiano, piuttosto dovrebbe agire cristianamente nella società, contribuendo alla formazione di istituzioni rispettose della persona e del bene comune. Insomma, un conto sarebbe agire in quanto cristiano, altro sarebbe agire da cristiano.

14.Esaminiamo gli errori nel pensiero di Matita in.

  • Primo errore. Non si può modificare l’essenza di umanesimo semplicemente aggiungendo l’aggettivo integrale. Il concetto di umanesimo è infatti irrecuperabile perché non può che fondarsi su una concezione comunque immanentista.
  • Secondo errore. Dire che per la nuova cristianità basterebbe, al di là delle differrenze, riconoscersi in principi fondamentali, è un’illusione, perchè un tale riconoscimento dovrebbe partire da un altro riconoscimento ancora, quello di una legge naturale oggettiva. Ma -chiediamoci- questa può essere riconosciuta senza la metafisica? Tante filosofie e tante religioni non riconoscono l’esistenza di una legge naturale oggettiva. Per esempio, le società occidentali sono attanagliate da una parte dal lassismo morale agnostico e dall’altra da un intransigismo teocratico islamico causato dalle immigrazioni.
  • Terzo errore. E’ vero che certi “valori” moderni sono nati da un milieu cristiano, ma è pur vero che poi si sono sviluppati in contrapposizione al cristianesimo. Si pensi al termine laico: ormai significa non-cristiano se non addirittura anti-cristiano.
  • Quarto errore. Il concetto di nuova cristianità richiede il rifiuto di un insegnamento definitivo della Chiesa: il principio della Regalità sociale di Cristo.
  • Quinto errore. Il pensiero mariteniano teorizza il concetto di cattolico adulto che tante rese e tradimenti ha causato nell’attività di molti politici che pur si sono dichiarati e si dichiarono cattolici.
  • Sesto errore. Il filosofo francese non riesce a cogliere come l’immanentismo sia nell’essenza della modernità. Che esso non è semplicemente una sorta di “foruncolo” da poter estirpare conservando sano l’organismo, bensì un “cancro” profondo che è tutt’uno con l’oganismo stesso.

15.Concludendo, si può riconoscere a Maritain una certa ingenuità, che è confermata dal fatto che egli, alla fine della sua vita, nell’opera Contadino della Garonna, pubblicato nel 1966, criticò certe interpretazioni del postconcilio non però riuscendo a capire quanto queste scaturissero comunque da alcuni testi conciliari. Insomma, lo stesso errore che già aveva fatto con il concetto di modernità. 


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2 Comments on "SOSTA: Secondo la Verità Cattolica come giudicare il pensiero di Jacques Maritain?"

  1. Giovanni Di Guglielmo | 21 Agosto 2026 at 12:18 | Rispondi

    Il problema però è questo: dobbiamo veramente considerare la modernità come malata nella propria essenza? Addirittura come ha detto lei un cancro? Maritain, secondo me, dice grosso modo:
    l’antropocentrismo moderno è sbagliato, ma alcune istanze emerse nella modernità possono essere vere e possono essere ricollocate all’interno di una visione teocentrica.
    L’alternativa rischia di costruire una modernità quasi metafisicamente monolitica.
    Ma la storia raramente funziona così. La modernità contiene:
    liberalismo individualista, certamente;
    ma anche abolizione della schiavitù;
    materialismo, certamente;
    ma anche sviluppo dei diritti sociali;
    secolarizzazione;
    ma anche libertà personale;
    nichilismo;
    ma anche riconoscimento sempre maggiore della dignità individuale.
    Maritain cerca di separare ciò che considera autenticamente umano da ciò che considera antropocentrico.
    Questa operazione mi sembra molto più feconda della pura alternativa:
    cristianità medievale oppure modernità anticristiana. Inoltre, se ho capito bene, il Concilio nella Gaudium et Spes fa proprie queste posizioni, e quindi affermare in maniera lapidaria che esse siano errori può rendere perplessi…

  2. Professor Gnerre, secondo lei è sbagliato parlare di “Umanesimo cristiano”? Penso a figure come Petrarca e il beato Ambrogio Traversari, che conciliarono fede cattolica e amore per le “belle lettere”, come si esprime Gilson.
    Grazie.

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