SOSTA: Senza Cristo e la sua Croce, la Morte è solo un enigma opprimente

di Maria Bigazzi (per il C3S)


Un problema che affligge la nostra società contemporanea è quello che riguarda il modo di affrontare la morte. Il mese di novembre ci invita proprio a riflettere su cosa sia la morte e come bisogna disporsi per non essere colti impreparati in questo importante momento.

Il pensiero comune è quello di sfuggire all’idea della morte, vista come qualcosa di oscuro, ingiusto e orribile. Allo stesso tempo però assistiamo ad una contraddizione: se da una parte si cerca di evitarla, dall’altra viene addirittura celebrata in modo macabro. Lo vediamo purtroppo ogni anno con l’orribile festeggiamento del cosiddetto “halloween”, diffuso per allontanare dalla Verità e dalla gioia della festa luminosa cristiana di tutti i santi.

Anche nella quotidianità viene dato spazio ad ogni genere di brutture mirate a colpire in particolare i giovani, allontanandoli  così dalla bellezza e dalla luce di Cristo. Questo perché il modo di vivere odierno è quello di sfuggire la verità scomoda e difficile, il sacrificio e le regole che portano all’ordine, per lasciare spazio solamente al proprio egoismo e alla soddisfazione di ogni piacere.

Così, quando la morte arriva, molto spesso trova impreparati, in quanto viene data importanza per lo più a inutilità, senza comprendere la necessità di abbandonare la via dell’errore e di riflettere sul senso vero della vita.

Lo abbiamo sperimentato in questi ultimi due anni del virus, dove è venuta meno ogni forma di rispetto di fronte alla morte delle persone, ma lo vediamo ancora oggi nei moderni riti esequiali che esulando completamente dal significato cristiano, vedono l’esaltazione e la celebrazione della persona defunta. Non solo. Molto spesso la morte di una persona diventa motivo di spettacolo sui social, dove si dà spazio a sentimenti passeggeri ed effimeri, vuoti e senza speranza.

Sono notizie di questo ultimo periodo le tristi vicende di alcuni giovani che hanno perso la vita prematuramente a causa di diversi incidenti. Di fronte a questi avvenimenti è stato dato molto spazio a sproloqui, manifestazioni e feste con musica in ricordo dei ragazzi. A mancare in queste situazioni è il silenzio, il rispetto e la riflessione su quanto sia un soffio la nostra esistenza, e come sia importante vivere vicino a Colui che ci ha dato la vita e che nella nostra ora ci chiama a sé a rendere conto delle nostre azioni e della nostra collaborazione al Suo piano divino.

Il memento mori è un esercizio per ricordare a cosa siamo chiamati e quale sia il fine della nostra esistenza. Se in questa manca Dio e se non si fonda su di Lui, allora sì che la morte diventa qualcosa di oscuro e incomprensibile, ma se invece si vive con lo sguardo fisso a Cristo, ai suoi insegnamenti, allora essa trova senso e diventa l’incontro con Colui che ci ha chiamato a vivere non solo la vita terrena, ma anche e soprattutto quella eterna.

Certamente di fronte alla morte rimangono molte domande, ma essa è conseguenza del peccato originale che ha stravolto la natura umana e che fa soffrire l’uomo, ed è solo mediante il Sacrificio di Gesù che questa sofferenza trova significato e valore. Tutta la Creazione è stata stravolta dal peccato di Adamo, per questo nel mondo esistono tante sofferenze e ingiustizie, ma Dio che non ha voluto lasciare solo l’uomo dopo la sua disobbedienza, ha mandato il Suo Figlio Unigenito a riscattarci con il Suo Sangue.

La prima cosa che deve essere a cuore di ciascuno di noi è la salvezza dell’anima: “Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?” (Mt 16,26). Questo deve essere il primo pensiero per ogni padre e madre, marito e moglie, amico, fratello.

Il tempo che abbiamo a disposizione deve aiutarci ad assicurarci la salvezza eterna della nostra anima e dei fratelli. Tutto ciò che facciamo trova un senso solo se vissuto in quest’ottica e non se ci impedisce di pensare alla vita eterna.

I Novissimi (oggi spesso dimenticati) ovvero Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso, sono ciò con cui ogni uomo si incontrerà certamente. Ciascuno infatti, dopo la morte si troverà davanti al Giudizio di Dio per essere destinato a seconda delle scelte fatte in vita, o all’inferno a patire eternamente, o nel Paradiso a godere la gioia e la gloria di Dio, assieme alla Vergine Maria, ai santi e agli angeli.

Tutto il resto, che non ha a vedere con la fede, è qualcosa fine a sé stesso e che viene seppellito insieme al corpo mortale, mentre noi siamo chiamati a vivere la risurrezione di Cristo e quindi a vivere per l’eternità.

Noi non conosciamo né il giorno, né l’ora della nostra morte, in quanto i piani di Dio non sono i nostri e solo Lui conosce ciò che è meglio per la nostra salvezza. San Paolo ci ricorda che mentre abbiamo tempo, dobbiamo operare il bene (Gal 6,10). Non sprechiamolo inutilmente a discapito della nostra anima, perché tutto ciò che non regoliamo su questa terra verrà regolato nel Purgatorio dove non si uscirà finché non si sarà pagato fino all’ultimo spicciolo (Mt 5,25), ma soprattutto perché l’anima non sia giudicata indegna del Paradiso e destinata alle pene dell’Inferno.

Oggi si scherza su questo tema, si sente dire che sono tutte “sciocchezze” usate per spaventare le persone, ma non è così, tutti saremo chiamati a rendere conto di noi stessi, sia che abbiamo 20, 50, 100 anni.

La morte dovrebbe aprire gli occhi a questa realtà, ma finché verrà vissuta al di là di uno schermo e come una realtà illusoria e new age, mai si potrà sperimentare la pace e la gioia che derivano solo da Cristo che è la vera Vita.


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