SOSTA (vita spirituale) – Un conto è parlare della pazienza, altro è praticarla…

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


A proposito di come siamo bravi ad invitare gli altri ad aver pazienza e di essere noi incapaci a praticarla, meditiamo su queste parole de L’imitazione di Cristo, capitolo 57Dice il Signore: Figlio, Mi sono care la pazienza e l’umiltà nelle vicende avverse, che non molta consolazione e devozione in quelle liete. Perché ti amareggia una piccola cosa detta o fatta contro di te? Fosse stato qualcosa di più grave, tu non avresti dovuto turbartene. Ora, però, lascia passare le avversità: non sono le prime, non sono insolite, non saranno le ultime, se vivrai a lungo. Tu sei pur forte, finché non ti si pari innanzi nulla di contrario. Sai perfino dare saggi consigli e sai far coraggio ad altri con le tue parole; ma quando batte alla tua porta un’improvvisa tribolazione, ecco che ti mancano consiglio e forza. Considera la tua fragilità, di cui tante volte fai esperienza fin nelle piccole contrarietà; tuttavia, quando codeste e simili cose ti succedono, avvengono solo per la salvezza della tua anima. Cerca di toglierle, dunque, dal cuore, come meglio sai fare; e se una tribolazione t’ha colpito, non ti abbatta e non ti tenga legato a lungo. Almeno sopportala con pazienza, se non puoi con gioia. Anche se ti senti dire una cosa spiacevole e ne provi indignazione, cerca di frenarti, e non permettere che dalla tua bocca esca qualche espressione scomposta ed ingiusta, che possa scandalizzare le anime semplici. L’eccitazione insorta nell’animo ben presto si calmerà e l’intimo rammarico si mitigherà con il ritorno della Grazia. (…).


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