“Sotto la neve, pane” (proverbio italiano)

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli.


Il pane esce dal forno fragrante e caldo.

Assaporarlo in quel momento è una delizia.

Il profumo inonda le narici e in quella morbidezza il gusto si soddisfa.

Eppure quel tepore è l’esito di un suo contrario.

Il seme del grano germoglia al freddo. La neve lo ricopre, così il ghiaccio delle lunghe notti invernali.

Il caldo dal gelo.

L’amore dalla sofferenza.

La consolazione dalla prova.

La vita della Grazia dalla morte della Croce.

E’ questo il destino di ciò che vero.

Di ciò che unicamente rimane in eterno.

Il resto sono vuote parole.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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