“Deposizione” (Hans Memling)

Hans Memling (1433-1494), Deposizione, tra gli anni 1480-1490


1.La morte di Cristo fu morte con il suo dolore…anzi, con il dolore più grande che ci potesse essere. E chi lo seguiva rimase traumatizzato da un tale esito: scapparono, si nascosero e non credettero.

2.Eppure in questo dipinto trapela una grazia…nella Grazia della Redenzione. Chi depone quel Corpo ha uno sguardo tranquillo. Uno sguardo perfino fiero, come il personaggio alla destra dell’osservatore. Chi poi viene descritto come colui che fa il maggiore sforzo, il personaggio in alto, mostra altrettanto tranquillo il suo sforzo: addirittura regge quel santo Corpo con un solo braccio e con movenze eleganti.

3.Tutto, insomma, è permeato da un “andare” ritmico, dove nessun movimento muscolare è fuori posto. Sembra una processione preventivamente organizzata. Perché? Perché è il dolore che è tutto orientato alla méta. Perché è il dolore che si configura come passaggio. Perché è il dolore in cui non deve esserci posto per la disperazione. Perché è il dolore necessario… per poter un giorno essere davvero felici!


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