“Ora di pranzo” di Joseph Athanase Aufray

 Rubrica a cura di Corrado Gnerre


Noi de Il Cammino dei Tre Sentieri siamo convinti che è importante ribadire che Dio è Somma Verità, Somma Bontà e Somma Bellezza. Che la Verità Cattolica non solo è “vera” ma è anche “bella”, che non solo soddisfa pienamente l’intelligenza con la sua inappuntabile logica, ma anche il cuore con il suo costitutivo e irresistibile fascino. Ed ecco perché le nostre meditazioni devono muovere anche dalla contemplazione della Bellezza, utilizzando quella che si è soliti definire la “Via Pulchritudinis”… appunto: la “Via della Bellezza”, che è il Terzo Sentiero de “Il Cammino dei Tre Sentieri”


Ora di pranzo, di Joseph Athanase Aufray (1836-1885)

La vita non è un gioco.

La vita è una cosa seria. Da come la si gestisce, dipende tutto.

Dipende il destino ultimo.

Solo chi dovesse ritenere che siamo qui, gettati casualmente, provenienti dal nulla per andare verso il nulla, può considerare il vivere come un gioco. Perfino come un gioco inutile. Anzi, una sorta di giocattolo che, dopo averlo adeguatamente utilizzato e forse rotto, inizia a dare noia.

Ma se è vero che la vita non è un gioco, è pur vero che la vita stessa deve essere sempre intesa come una gioia.

Gioco e gioia sono due parole che, non a caso, hanno la stessa radice. Soprattutto nella lingua provenzale è presente un chiaro legame tra le due parole. Il gioco è uno scherzo, ma che procura allegrezza, godimento, appunto: gioia.

Una bambina più grandicella (con ogni probabilità la sorellina) sta dando la pappa ad un’infante.

La bambina sta unendo due cose. Da una parte sta aiutando la mamma che forse è affaccendata in altre mansioni domestiche, dall’altra sta giocando a fare la mamma. E si diverte.

Ella, insomma, sta lavorando e sta giocando; sta giocando e sta lavorando.

Sta vivendo e dà da vivere (alimenta la sorellina), divertendosi.

Ed è qui il mistero, perché è qui che la vita irrompe come dato davvero significativo. Cioè essa attrae, malgrado la fatica, malgrado i dolori, le tensioni e gli spasimi che inevitabilmente offre.

Quella bambina sa che il lavoro di una mamma non può che essere faticoso, ma si diverte ad impersonarvisi. Vuole anch’ella che quelle fatiche arrivino quanto prima anche per lei. Gioca e si diverte nel simulare la fatica.

I giochi dei bambini insegnano che è possibile unire gioia e fatica, allegrezza e responsabilità, spensieratezza e preoccupazioni.

Ma perché questo accada, occorrono -appunto- lo sguardo e il cuore del bambino.

Cioè occorre riconoscere di essere dentro un Ordine, dentro un Progetto di Amore.

Occorre non farsi contaminare dalla menzogna secondo cui sarebbe il Nulla a reggere le sorti dell’essere.


Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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