1.L’essenza della morale confuciana sta nelle cosiddette cinque relazioni che si fanno risalire a Confuciano stesso. Le elenchiamo: 1)relazione fra governante e suddito; 2)relazione fra padre e figlio; 3)relazione fra marito e moglie; 4)relazione fra fratello maggiore e fratello minore; 5)relazione fra amico più vecchio ed amico più giovane.
2.E’ interessante notare come i “comandamenti” più importanti del Confucianesimo non rivolgano tanto al rapporto con il divino né su scelte che caratterizzano l’essere individuale, quanto sulle relazioni. Quasi a dire che se l’uomo non è relazionato non è nulla. Lo si potrebbe definire una sorta di “strutturalismo religioso”: uno “strutturalismo” ante-litteram.
3.Successivamente i discepoli di Confucianesimo dedussero dieci atteggiamenti che avrebbero dovuto regolare le cinque relazioni: 1)amore da parte del padre; 2)pietà filiale del figlio; 3)gentilezza nel fratello maggiore; 4)umiltà e rispetto nel minore; 5)retta condotta del marito; 6)ubbidienza della moglie; 7)comprensiva umanità negli anziani; 8)deferenza dei giovani; 9)benevolenza nei governanti; 10)fedeltà nei sudditi.
4.Da ciò si spiega come nella cultura cinese sia difficile che si possa sviluppare una concezione di personalità individuale capace di poter interloquire, come realtà “altra”, con la società e con lo Stato. L’uomo cinese si è sempre dovuto identificare con il tutto, cioè come parte integrante della società, ritenendo impossibile definire se stesso al di fuori del rapporto relazionale. Insomma, non l’uomo per definire le relazioni, bensì le relazioni per definire l’uomo. Da qui la difficoltà di un’autentica resistenza da parte dell’uomo cinese ad impostazioni totalitarie.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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