Perché Chesterton definiva il “senso comune” come un “paese delle fate”?

1.Lo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton definiva il senso comune come il “paese delle fate” per un motivo molto semplice: perché voleva difendere l’idea che le cose più normali della realtà, cioè quelle più semplici e scontate, sono di fatto le più necessarie, quindi anche le più “magiche” e “misteriose”.

2.Filosoficamente per senso comune s’intende quell’insieme di verità che sono talmente evidenti da non aver bisogno di alcuna dimostrazione. Insomma, quelle verità che, se si volessero negare, non si potrebbe più vivere pena l’entrare in contraddizione con se stessi. Per esempio, se uno volesse negare l’esistenza della realtà mettendola in dubbio: …chi mi dice che davvero sto vivendo e non sto sognando…Ebbene, se si volesse dubitare sulla realtà, allora si dovrebbe dubitare anche del proprio dubbio, e poi del dubbio del proprio dubbio, e poi del dubbio del proprio dubbio del proprio dubbio…ma così si andrebbe in manicomio!

3.Chesterton non si limita a far riferimento al senso comune di stampo filosofico, scende piuttosto a livello più basso e rivela che ciò che vi è di più scontato nel nostro vivere è proprio ciò che vi è di più sorprendente. Se la modernità considera il mondo come ovvio e banale, Chesterton diceva che invece è proprio l’ovvio e il banale che non sono né ovvi né banali, ciò perché dello straordinario si potrebbe fare a meno, ma dell’ordinario no.

4.Se i fiumi scorrono, se il sole sorge, se gli alberi crescono…è perché c’è una legge dell’ordine; e questa legge dell’ordine non è data una volta per tutte, ma viene costantemente rinnovata. Qui Chesterton implicitamente fa riferimento a quell’indiscutibile verità filosofica secondo cui Dio non è solo causa efficiente, ma anche causa sussistente di tutto ciò che esiste. Ovvero tutto ciò che esiste, esiste non solo perché Dio lo ha creato, ma anche perché Dio lo continua a mantenere nell’essere.

4.Nel libro Ortodossia, Chesterton spiega che le fiabe funzionano con una regola semplice: il mondo è regolare, ma non necessario. E così se il razionalismo moderno rende il mondo piatto e senza stupore, il senso comune, invece, lo rende più simile ad una fiaba. Dunque, il senso comune è il “paese delle fate“, perché la realtà è logica, e proprio perché è logica, desta meraviglia e stupore.


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