Perché l’essenza della “modernità” è la sostituzione di Dio con l’uomo?

1.L’essenza della modernità è tutta nel passaggio dal teocentrismo all’antropocentrismo. In realtà sarebbe più corretto parlare di un passaggio da un antropocentrismo-teocentrico ad un antropocentrismo-antropocentrico, ciò perché anche nei secoli della societas christiana medioevale si esprimeva una chiara valorizzazione della dignità della persona umana. Dignità, però, tutta incentrata sul fatto di essere stata creata ad “immagine e somiglianza” di Dio (Genesi 1).

2.Piuttosto la novità sta nel fatto che nel periodo umanistico-rinascimentale s’impone il concetto di uomo come “microcosmo”, si pensi al pensiero di Pico della Mirandola (1463-1494). Tale definizione di “microcosmo”, infatti, va ben oltre la constatazione che nell’uomo ci sia un’unione tra corpo e spirito, bensì che l’uomo stesso racchiuda, sintetizzi ed esprima tutto.

3.Ma c’è un punto ancora più interessante, ovvero che l’uomo non avrebbe una natura stabile, ma, attraverso le sue scelte, avrebbe la “potenza” di plasmarsi. Pico della Mirandola immagina che Dio abbia detto ad Adamo di non avergli assegnato un posto fisso nell’universo. Certo, ciò potrebbe significare il fatto che, a differenza delle bestie, l’uomo ha la possibilità di decidere del suo destino eterno con l’esercizio della propria libertà, ma è indubbio che il taglio di questa possibilità sembra andare oltre questa prospettiva.

4.Insomma se nella mentalità medioevale l’uomo trova la sua grandezza nel fatto di essere creatura di Dio, in quanto “sua immagine e somiglianza“, con gli albori della modernità l’uomo è sempre più invitato a scoprire la sua grandezza in una natura propria e nelle sue conseguenti potenzialità.


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