SOSTA: E’ vero che il bisogno di Dio è nell’ineluttabilità dell’Attesa?

Solo l’uomo ha consapevolezza dello scorrere del tempo. Ciò perché l’uomo non solo vive, ma sa di vivere. Egli solo sulla terra ha consapevolezza dello scorrere del tempo. Gli animali no.

Perché consapevole della dimensione del tempo, l’uomo si apre alla nostalgia. La nostalgia, infatti, è il desiderio di vincere il tempo. A proposito di tale desiderio, Clemente Rebora (1885-1955) nel suo Serenata di grilli scrive:

Anima, intona la tua voce e nulla / non domandare più: / cantati la canzone della culla / mentre declini giù.

Tale consapevolezza conduce all’insoddisfazione, che è la constatazione che il presente non può appagare…ma solo l’attesa. La poetica di Leopardi (1798-1837) è una poetica dell’attesa, nel senso che egli afferma -si pensi a Il sabato del villaggio– che la condanna umana sta nello sperare che i desideri non si realizzino, perché, se invece dovessero realizzarsi, questi non potrebbero mai pienamente appagare. Ci sono dei versi di Eugenio Montale (1896-1981), in Ossi di seppia, che dicono:

Sotto l’azzurro fitto del cielo, qualche uccello di mare se ne va, né sosta mai, perché tutte le immagini portano scritto più in là!”

La condizione dell’uomo, dunque, è un po’ quella dei gabbiani. Questi, quando raggiungono uno scoglio, non si sentono “appagati” ma dopo un po’ prendono il volo per raggiungere altri scogli. Così l’uomo. quando raggiunge un obiettivo, avverte che ciò che ha raggiunto non può appagarlo; si tratta sempre di qualcosa di troppo piccolo per poter davvero soddisfare la domanda che è nel suo cuore.

Da qui una certezza: solo il vivere per l’eternità può appagare il cuore. Sant’Agostino d’Ippona (354-430) dice nelle Confessioni:

Il mio cuore è inquieto fin quando non riposerà in Te, o mio Signore.

Da qui un’altra certezza ancora: solo il vivere per l’eternità può rendere gustosa e bella la vita. Un esempio: andiamo tutti insieme a mangiare in un ottimo ristorante. Ci portano un buonissimo antipasto, uno di quelli da leccarsi i baffi. Mentre stiamo per gustarlo, i camerieri ci vengono vicini e ci dicono: mangiate rapidamente perché abbiamo sentito dire che questo piatto vi verrà tolto quanto prima e che non ci sarà nulla dopo... Immaginatevi l’ansia. Tutti lì a mangiare avidamente, forse qualcuno a fare anche arco con le braccia sul piatto per la paura che chi sta a fianco glielo sfili. Facciamo adesso un’altra ipotesi. I camerieri ci vengono vicini e ci dicono: cari commensali, gustate lentamente, assaporate. Poi a questo antipasto seguirà un ottimo primo piatto, poi un ottimo secondo e finalmente un dessert che sarà superlativo… Capite bene che la situazione sarebbe molto diversa, assaporeremmo, gusteremmo lentamente, senza ansia di sorta, sapendo poi che non tutto finirà lì, ma ci sarà anche un primo, poi un secondo e un dessert. Ebbene, la questione è proprio questa: la nostra vita è solo un piatto unico o un antipasto? Se è solo un piatto unico, come potrà sembrarci bella? Ogni attimo sarebbe solo un passo verso il nulla. Ma se é un antipasto, allora sì che verrà voglia di gustarla, allora sì che si offrirà a noi come un dono meraviglioso.

Ed ecco perché Gustave Thibon (1903-2001) scrive:

L’eternità non è la negazione del tempo, ne è la fidanzata!


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