1.Le parole panteismo e panenteismo non significano la stessa cosa. Esse rimandano a due concetti in merito al rapporto tra Dio e il mondo.
2.Cosa significa panteismo?Il termine viene dal greco pan– tutto e Theos –Dio. Dunque panteismo significa tutto è Dio. Il che vuol dire che Dio è il tutto. Non c’è pertanto differenza ontologica, cioè di sotanza, tra Dio e la realtà creata. Realtà creata che non potrebbe nemmeno definirsi così, bensì emanata. Infatti se tutto è Dio, vuol dire che ciò che consideriamo natura era già in Dio prima di manifestarsi come natura. Baruch Spinoza diceva Deus sive Natura, cioé: Dio, ossia la natura.
3.Cosa significa invece panenteismo? Anche questo termine vien dal greco: pan-en-theos, ovvero tutto è in Dio. Il che vuol dire che Dio rimane ancora più del tutto. Dio non coincide totalmente con l’universo. La natura è in un certo qual modo contenuta, compresa in Dio, ma Dio è ancora oltre.
4.Per la filosofia naturalòe e cristiana tanto il panteismo quanto il panenteismo sono due gravi errori….e per giunta illogici.
5.Il panteismo è illogico perché non si pò identificare il finito con l’infinito, l’eterno con il mortale. Un conto è dire: attraverso l’osservazione di un dipinto posso capire molto del suo autore; altro è dire che il dipinto e l’artista che lo ha fatto sono la stessa realtà.
6.Il panenteismo è anch’esso illogico perché affermare che tutto è in Dio non evita la contraddizione di cui sopra, si tratterebbe sempre di affermare un’uguaglianza ontologica, cioè nella sostanza, tra Creatore e creato che è assurda.
7.Secondo la filosofia naturale e cristiana per porre bene la questione bisogna tener presente la distinzione tomista tra partecipazione all’essere e identità dell’essere: le creature hanno l’essere per partecipazione; Dio è l’Essere stesso sussistente (Ipsum Esse Subsistens). È proprio questa distinzione che permette a san Tommaso di sostenere contemporaneamente la massima immanenza causale di Dio e la sua assoluta trascendenza ontologica.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

Non sono d’accordo Professore circa il Panenteismo. Da A è in B
non segue A = B.
Il contenuto di una bottiglia è nella bottiglia, ma non è la bottiglia. Un pensiero è nella mia coscienza, ma quel singolo pensiero non esaurisce la mia coscienza. Dal fatto che “tutto è in Dio” non segue infatti che “tutto è identico a Dio” né che vi sia necessariamente un’uguaglianza ontologica tra Creatore e creatura. Questa sarebbe semmai una tesi panteistica forte, non panenteistica.
Il panenteismo può invece sostenere che il finito esiste nell’Infinito senza esaurirlo: la creatura è realmente distinta da Dio come determinazione finita, ma non per questo deve essere pensata come ontologicamente esterna all’Essere divino.
Mi sembra quindi che il problema decisivo sia un altro: è davvero concepibile qualcosa che sia totalmente “fuori” dall’Essere? Se la creatura è, essa partecipa necessariamente dell’Essere; altrimenti dovrebbe collocarsi nel non-essere, cioè nel nulla. Dire che l’ente è nell’Essere non significa però dire che il singolo ente coincida con la totalità dell’Essere. Se poi la creatura non è in qualche modo nell’Essere, dove sarebbe? Nel non-essere? Ma il non-essere non è…