APOLOGETICA ASSAPORANDO: Una sfogliatella frolla

L’uomo è l’unico essere sulla faccia della terra che cucina. Gli animali no, non lo fanno. Anche in questo l’uomo si distingue. Ciò è il segno che all’uomo non basta solo assaporare, bensì ricerca l’affinamento, cioè il miglioramento del sapore. L’uomo coglie il piacere del gusto e desidera ancor più intensificarlo. E’ l’esito del suo essere collocato in un orientamento in cui tutto concorre per il raggiungimento di un fine attraverso singole tappe. Insomma, un orientamento che è itinerario, dove ogni passo deve essere progressione verso un vero che sia sempre più Vero, un buono che sia sempre più Buono ed un bello che sia sempre più Bello.


A proposito della sfogliatella frolla c’è chi ha scritto: La sfogliatella frolla non ha bisogno di mostrarsi: sotto una forma semplice nasconde una sorprendente ricchezza.

Il Beato Angelico dipingeva per la gloria di Dio e non per se stesso. Tant’è che si racconta questo aneddoto. Un forestiero, giunto al convento, domandò di poter vedere il celebre Fra Giovanni da Fiesole (così si chiamava il beato Angelico), del quale aveva sentito magnificare le pitture. Un frate gli venne incontro e, invece di dichiarare di essere proprio lui l’artista tanto ricercato, lo accolse con semplicità e cercò di sottrarsi alle lodi. Soltanto in seguito il visitatore avrebbe scoperto che quell’umile religioso con cui aveva parlato era proprio il grande pittore che cercava.

Nel Medioevo molte grandi opere architettoniche non venivano firmate come avverrebbe oggi. Si pensi alle magnifiche cattedrali gotiche: di alcune conosciamo i nomi dei maestri che vi lavorarono, di molte altre conosciamo solo in parte gli artefici, anche perché la loro costruzione poteva protrarsi per generazioni. E ciò non significa che non vi fossero architetti e maestri di straordinario ingegno. Semplicemente, era diversa la concezione dell’artista e della sua opera. Il lavoro non era necessariamente pensato come mezzo per mettere se stessi su un piedistallo: ciò che soprattutto contava era l’opera realizzata, spesso destinata alla gloria di Dio e al servizio della comunità cristiana. Alcuni di questi artefici appartenevano inoltre ad ambienti religiosi. È una concezione molto lontana dal moderno culto della personalità dell’artista: l’uomo poteva anche rimanere nell’ombra, mentre l’opera continuava a parlare.

La Bellezza è nell’essenza e non necessariamente anche nell’apparenza…anzi, qaundo è primariamente nell’essenza, è vera e perfettamente conforme all’ordine naturale delle cose.

La forma di una sfogliatella frolla non colpisce affatto. Ci sono dolci molto più appariscenti. La stessa sua “gemella”, la cosiddetta sfogliatella riccia, mostra almeno una forma originale con quei suoi innumerevoli ricci legati l’uno agli altri come se fossero una eleaborata maglia di lana. Eppure la sfogliatella frolla, dietro quella semplicità, dietro quella forma banale di piccolo ed insignifcante contenitore di pasta frolla, naconde un condensato di sapori che all’apparenza era dificile prevedere.

Non c’è ricchezza più grande dell’umiltà…perché non c’è ricchezza pèiù grande della semplicità.

Se ci si riflette questo è anche dell’essere-in-quanto-essere, dell’essere-nella-sua-pienezza, dell’essere-come-atto-puro, cioè di Dio: massima semplicità…ma massima bellezza da assaporare.


Dio è Verità, Bontà e Bellezza

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