Ci può essere qualcosa di relativo che davvero soddisfi il cuore dell’uomo? No. Perché il cuore dell’uomo contiene una domanda ed un desiderio talmente grandi che nulla di terreno può davvero colmare. C’è poco da fare: anche il fiore più bello, muore.
E’ questa la constatazione a cui arriva Platone quando giustamente si chiede come mai, pur non essendoci in natura nulla di assoluto e di immortale, dentro di sé avverta il desiderio di assoluto e di immortalità.
E’ questo che ci fa capire quanto l’uomo, ogni uomo, sia definito da una nostalgia ben precisa, che è la nostalgia del divino. Dio, creandoci, ha inserito in noi questo afflato che si fa nostalgia, cioè che si fa continuo desiderio di Lui.
Perché sant’Agostino dice nella Confessioni: “Il mio cuore è inquieto fin quando non riposerà in Te, o mio Signore?“…Perchè anche il fiore più bello, muore.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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