APOLOGETICA CON I PROVERBI: “Mangia fin che sei vivo, vai in alto finché sei vivo” (proverbio bengalese)

Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli. 


Mangia finché sei vivo, vai in alto finché sei vivo…dunque, il proverbio invita ad utilizzare la vita per potersi migliorare, per potersi accrescere: finché sei vivo devi mangiare…finché sei vivo devi volare in alto.

E’ proprio questo “in alto” che è molto interessante. Certamente vuol significare che la vita non ci è stata data per giocarci su o per crogiolarci in una sorta di rilassato ozio e, quindi, per volare basso. No, la vita ci è data per fare cose grandi, appunto: per volare alto. La vita deve essere espressione di fatica, di sacrificio e anche -perché no- di eroismo.

Ma forse, oltre questo, il  proverbio vuol dire anche un’altra cosa, ovvero che attraverso questa vita si possono guadagnare meriti per il dopo, meriti per l’eternità.

E qui possiamo fare riferimento a ciò che dice la Verità Cattolica, anche se il proverbio proviene da un contesto culturale che tradizionalmente non è cattolico: i meriti per aldilà si conquistano qua non là. Ciò che avremo guadagnato nella vita terrena ci porteremo nella vita eterna, ma ciò che non avremo guadagnato nella vita terrena, non lo avremo mai nella vita eterna. Da qui la ragionevolezza di qualsiasi sforzo, di qualsiasi sacrificio…piuttosto che pusillanimamente vivacchiare.


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