Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli.
La morte in un certo senso è il principio di definizione dell’uomo. Tutti siamo “condannati a morte”. Nascere vuol dire andare incontro alla morte. Questo, dopo il peccato originale, è il destino di ogni uomo. Negarlo, vuol dire soccombere ad uno stolto delirio. Non volerci pensare, significherebbe scegliere di alienarsi dalla realtà dell’esistere.
Ma se la morte è inevitabile, non è inevitabile come arrivare alla morte. E soprattutto come morire. Il proverbio dice che è meglio morire a causa della zampata di un leone piuttosto che a causa del morso di un gatto. Eppure, se ci si riflette, essere afferrato da un leone, rischiare addirittura di essere preso dalle fauci e quindi essere sbranato, sarebbe incommensurabilmente più doloroso rispetto al morire a causa del morso di un gatto. Il proverbio forza anche la mano, perché morire per un morso di un gatto è pressoché impossibile. Si tratta invece di una comparazione voluta. Certamente la morte causata da un leone è molto più dolorosa, ma è anche più onorevole. Quella del gatto sarebbe meno dolorosa, ma molto squalificante.
Ecco dunque che c’è morte e morte. C’è la morte che è l’esito della “buona battaglia” che si è condotta (2 Timoteo 4), ma c’è anche la morte che sopraggiunge dopo una vita a cui tutto si è pensato piuttosto che a ciò che è più importante: salvarsi l’anima.
La morte è nello stesso tempo democratica ed aristocratica. E’ democratica, perché tocca a tutti; ma è anche aristocratica, perché c’è morte e morte.
Insomma, anche la morte, che pure è il destino di tutti gli uomini, fa capire quanto gli uomini non siano uguali. C’è il gigante che preferisce la zampata del leone…e c’è il nano che preferisce il morso del gatto.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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