1.C’è un principio di buona teologia spirituale che dice che bisogna occuparsi delle cose, ma non preoccuparsene. Il termine “preoccupazione” sta a significare non un’attenzione a qualcosa nel momento in cui questo qualcosa sta avvenendo, bensì un occuparsi di qualcosa ancora prima che ciò avvenga o addirittura con la possibilità che ciò per cui ci si preoccupa possa anche non accadere.
2.La preoccupazione lasciata a se stessa, cioè assecondata e amplificata, finisce con l’essere il segno di un’incapacità ad affidarsi completamente a Dio, insomma una sorta di auto-convinzione che tutto sommato si è soli ad affrontare l’avventura della vita.
3.La preoccupazione è agitazione. La preoccupazione è instabilità. Stati d’animo che possono trovare terreno fertile quando paradossalmente si sceglie il vuoto per “riempire” la propria vita. È l’inconsistenza ciò che rende tutto vittima della frenesia.
4.La società contemporanea ne è un esempio chiarissimo. Nella fluidità generale, dove tutto è debole, flaccido e mutevole, dove nulla può permettersi di presentarsi come definitivo, il cuore dell’uomo non riesce a trovare la sua quiete. “Il mio cuore è inquieto fin quando non riposerà in Te, o mio Signore” scrive sant’Agostino nelle Confessioni. È la Saldezza Divina ciò che rende tutto stabile. È la Saldezza Divina che fa resistere ad ogni vento. Il vuoto no. Il vuoto destina a subire l’orientamento che impone il vento di turno. Il vuoto apre alla tirannia delle mode.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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