Il pellicciaio

1.Il tepore è sempre desiderato quando il freddo incombe e sembra paralizzare qualsiasi iniziativa. Le dita che si raffreddano, i brividi sulla schiena e il corpo tutto concentrato nel tentativo di conservare un po’ di calore stringendosi in se stesso. In una simile situazione il tepore diventa quell’improvvisa “novità” che cambia tutto. Che fa sì che con le membra del corpo si rilassi anche il presente, per poi potersi riorganizzare e impegnarsi finalmente su ciò che si aveva intenzione di fare.

2.Il tepore è una “novità” utile, ma può essere anche una “novità” bella. Un bel camino acceso in una stanza finemente arredata, ma anche una bella ed elegante pelliccia.

3.Tepore e Bellezza, un’unione che costituisce una magnificenza. Una magnificenza da intendersi come ammirazione di ciò che s’impone allo sguardo: l’utilità che diviene bellezza e la bellezza che diviene utilità.

4.Se ci si riflette, il lavoro del pellicciaio è a servizio di questo binomio. Perché accontentarsi della sola utilità? L’uomo non è fatto solo per essa, ma ha bisogno che tutto ciò che è utile si accompagni alla gradevolezza, anzi che si trasformi in gradevolezza. Gogol scrive ne Le anime morte: “Quella bellezza che non sanno creare né la natura né l’arte, e che si dà soltanto quando queste due s’uniscono…” Un bravo pellicciaio le unisce… le sa bene unire.


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