C’è una sola soluzione per salvare noi stessi, le nostre famiglie e il nostro mondo: acclamare Cristo nostro Re!

di Maria Bigazzi

“L’empia turba grida: Non vogliamo che Cristo regni, ma noi acclamando, Ti dichiariamo Re supremo”.

Così si canta nell’inno “Te sæculorum Principem”, inno a Cristo Re, composto nel 1925 da padre Vittorio Genovesi della Compagnia di Gesù per l’ufficio divino della festa di Cristo Re.

Una frase che oggi, dopo quasi cent’anni, risulta attualissima. Stiamo vivendo un momento storico dove ogni certezza sembra essersi persa.

Vediamo infatti come nella società sia sempre più diffuso quello che il vescovo Fulton Sheen definiva “inquinamento morale”.

È un tempo questo, che ci invita a riflettere su quale sia veramente lo scopo della vita e il fine dell’uomo, e Chi veramente gli può restituire quella dignità che ormai ha perduto.

Abbiamo appena rivissuto la Passione, Morte e Risurrezione del Signore, e la risposta la troviamo proprio alzando lo sguardo dalle cose del mondo per fissarci a quelle del Cielo. Solo il Signore, infatti, è la nostra roccia e fortezza, il nostro liberatore, il nostro Dio, la rupe in cui ci rifugiamo, il nostro scudo, la nostra salvezza, il nostro riparo.

Dio, nella Sua bontà infinita, non solo ha sempre soccorso l’uomo che lo invoca, ma “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16).

Gesù Cristo, costituito dall’Eterno Padre erede universale, ha dato la propria vita per la nostra salvezza e ci ha aperto le porte del Paradiso. Il profeta ci invita a esultare grandemente, perché è Lui il nostro Re giusto e umile che viene. (Zc 9,9).

Egli è il solo degno di ricevere potenza, ricchezza, sapienza, forza, onore, gloria e lode. Gesù è il primo in tutte le cose, nell’ordine della creazione e della salvezza, principio dell’unità della Chiesa, strumento di riconciliazione degli uomini con Dio per mezzo della Sua morte di croce. Posto da Dio Padre al vertice di tutte le cose, è il Re dell’universo, Capo del soavissimo impero di cui tutti gli uomini sono chiamati a fare parte.

Con il sacrificio della Croce possiamo vedere quanto sia immenso l’amore di Gesù per noi. Egli ci ha amato con tutto il cuore, fino a farselo trafiggere, perché attraverso quell’apertura noi potessimo entrare e prendere dimora.

La Croce fu scelta dal nostro Divino Re come trono di gloria, dal quale Egli, obbediente alla volontà del Padre, si sacrificò per la nostra redenzione, spalancando le braccia per accoglierci tutti nel Suo Regno. Il dominio del nostro Redentore, infatti, abbraccia tutti gli uomini. Sta a noi accogliere o rifiutare l’invito.

Il Suo Regno “non è di questo mondo” e per entrarvi bisogna avere “l’animo distaccato dalle ricchezze e dalle cose terrene, la mitezza dei costumi, la fame e sete di giustizia” ma è necessario anche rinnegare sé stessi e prendere la propria croce (Quas primas di Pio XI).

Purtroppo però, ci accorgiamo che sempre di più le potenze del mondo hanno escluso totalmente Cristo dalla società, proseguendo un programma contrario alla volontà di Dio e palesemente dettato dal principe di questo mondo, ovvero il demonio.

La situazione attuale ci deve far riflettere sulla nostra condizione e sulle scelte che dobbiamo prendere. È bene ricordare le parole del salmista che domanda a Dio: “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato” (Sal 8, 5-6).

Dio ci ha amato e voluti come suoi figli, non possiamo non rispondere a tanto amore. Dobbiamo essere consapevoli che solo Lui è la nostra salvezza.  Egli, nella pienezza dei tempi, ha mandato il Suo Figlio come Redentore e Salvatore, poiché in Lui e mediante Lui, ci chiama a diventare, nello Spirito Santo, suoi figli adottivi e quindi eredi della Sua vita beata.

Tendiamo l’orecchio al richiamo di Dio, in particolare dopo aver celebrato la Sua Pasqua, che in questo tempo ci invita a tornare a Lui, ai Sacramenti a cui non dobbiamo rinunciare, e a diventare suoi veri testimoni.

Al nostro Re coronato di spine, rimaniamo sempre fedeli e promettiamo, per quanto sta in noi, di difendere il Regno e di propagare il culto. Rispondiamo all’empia turba che non vuole che Cristo regni, acclamandoLo Re dei nostri cuori, delle nostre famiglie e della nostra società.

Solo con Lui, in Lui e per Lui avremo in premio la vita eterna e potremo un giorno entrare finalmente nel Suo Regno.

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