Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini
n.196
Domanda: Perché è peccato il duello?
Risposta: Il duello è peccato perché è sempre un attentato di omicidio, e anche, quasi, di suicidio, fatto per vendetta privata, in disprezzo della legge e della giustizia pubblica; inoltre perché con esso stoltamente si rimette la decisione del diritto e del torto alla forza, alla destrezza e al caso.
n. 197
Domanda: La Chiesa ha stabilito pene contro i duellanti?
Risposta: La Chiesa ha stabilito la scomunica contro i duellanti e contro chiunque volontariamente assiste al duello.
Il duello è peccato, perché, scaturendo dai principi ricordati nei numeri precedenti, è un attentato alla propria vita, la mette realmente a repentaglio. Diventa, come chiarito da San Pio X, nello stesso tempo, tentato omicidio e tentato suicidio, perchè nel duello si può uccidere l’avversario, ma anche esserne uccisi.
Mettere a rischio la propria vita (a meno che non ci sia una motivazione grave che lo giustifichi) e quella di un’altra persona, rientra a tutti gli effetti nell’arrogarsi la disponibilità di un diritto che non è nostro (si ricorda, diritto alla vita e non sulla vita).
Ai nostri giorni è ovviamente, oramai, qualcosa che non c’è più, almeno non nel senso classico in cui si intendeva nei tempi passati. Diventa così più un esempio teorico di un modo in cui gli uomini potrebbero prendersi la briga di decidere della continuazione della propria vita, più che qualcosa di pratico.
Può servire però in senso lato a capire che alcune situazioni che purtroppo si verificano oggi sono altrettanto pericolose per corpo e anima, tanto quanto un duello inteso in senso letterale (si pensi a episodi in cui giovani si danno appuntamento per sfidarsi in risse, per regolare conti e altro). Se non rientrano in modo preciso nella figura del duello, poco se ne allontanano. Sono comunque situazioni in cui, tutti d’accordo, ci si scontra mettendo a rischio la propria e l’altrui vita.
Si ricorda che anche le mutilazioni, i ferimenti e altro sono ritenuti peccato grave, in quanto, se non direttamente, in modo indiretto potrebbero comportare la morte di una persona.
La domanda che si pone il Dragone nel commento a questi numeri sul duello, “la ragione passa forse dalla parte del torto se s’incaglia la pistola?”, e la sua conseguenza, “nel duello la vittoria non arride a chi ha ragione, ma al più forte, al più svelto, a chi ha più sangue freddo, più prontezza, a chi sa maneggiare meglio le armi o a chi è più fortunato”, ne evidenziano due aspetti.
Intanto la temerarietà, perché, come evidenzia anche San Tommaso d’Aquino nella Somma Teologica, il duello è a tutti gli effetti un sorteggio.
E’ inoltre mancanza di rispetto dell’autorità, in quanto esistono tribunali e leggi per poter dirimere le controversie: affidarsi alla violenza per deciderle comporta ulteriori reati oltre al disprezzo della legge.
Alla luce di quanto sopra è evidente il motivo per cui “la Chiesa ha stabilito la scomunica contro i duellanti e contro chiunque volontariamente assiste al duello”, ed oggi situazioni simili sono sempre e comunque peccati gravissimi, che, quindi, mettono a rischio la salvezza dell’anima oltre che la vita.
Concludiamo con la domanda/riflessione del Dragone in merito: “se la Chiesa ha stabilito queste pene contro i duellanti e i loro cooperatori attivi, con quali pene li punirà Dio nell’eternità, se muoiono senza pentimento e senza essersi riconciliati con la Chiesa?”
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
Be the first to comment on "COMMENTO AL CATECHISMO DI S.PIO X – nn.196-197"