Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini
Domanda: I nostri doveri verso Dio e verso il prossimo a che si riducono?
Risposta: I nostri doveri verso Dio e verso il prossimo si riducono alla carità, cioè al “massimo e primo comandamento” dell’amor di Dio, e a quello “simile” dell’amor del prossimo: “da questi due comandamenti, disse Gesù Cristo, dipende tutta la legge e i profeti (Mt 22, 38-40; formula 14)
Nostro Signore Gesù, nel corso della Sua predicazione, ha spesso ricordato la fondamentale necessità di osservare i Comandamenti. Senza questo non ci si salva, lo ha detto con chiarezza.
Può quindi sembrar strana la risposta data al dottore della legge circa il più grande comandamento, ossia amare il Signore e il secondo amare il prossimo come se stessi (Mt 22, 35-40).
Le due cose non sono però in contraddizione, la risposta di Gesù al dottore della legge non significa che ci sono un undicesimo e un dodicesimo Comandamento più importanti del Decalogo o che addirittura annullano il dover osservare i Comandamenti dati a Mosè.
Come vedremo nel prossimo numero, la carità, ossia l’amore per Dio e, tramite Dio, per il prossimo è una “sintesi” di tutto il Decalogo (questo significato intende il verbo “ridurre” usato da San Pio X, non invece diminuzione di valore o semplificazione) , è l’attuazione perfetta di questo.
D’altronde, “per amare Dio con amore di carità non bastano le parole, ma occorre fare la Sua volontà (Mt 7, 21), osservandone i comandamenti” (Dragone).
Quando S. Paolo scrive che tra le virtù la Carità è la più grande (1Cor 13, 13), intende che “tutti i Comandamenti si riducono alla carità, perché sono la prova dei fatti” (Dragone).
I doveri dell’uomo verso Dio e il prossimo sono quindi l’amarli, da cui poi in modo naturale seguono tutti gli altri doveri per i Comandamenti, che in quello si esplicitano.
L’importanza per i cattolici di ben comprendere il valore della carità, il suo vero significato fa tutta la differenza.
La carità non è semplice solidarietà umana, non è un rapporto unilaterale con l’altro, non è un’azione benefica fatta per sentirsi a posto con la coscienza e/o fatta senza interesse per l’altro, magari, sotto sotto, disprezzandolo.
Gesù usa una parola chiara, non dice “carità”, ma “amore” (diliges, nella versione in latino) e dà anche un ordine di importanza, prima amore verso il Padre, poi amore verso il prossimo. Questo secondo è diretta conseguenza del primo, si ama il prossimo perché si ama Dio: senza questo passaggio, senza amare il prossimo in quanto si ama Lui, non fa del nostro moto verso gli altri vera carità cristiana, ma solo semplice affetto o, ancor meno, meccanica solidarietà umana, per quanto ci si metta tutta la sincerità possibile.
Allora, alla fine, anche il secondo dei due più importanti comandamenti, l’amore verso il prossimo, di cui parla Nostro Signore Gesù è una conseguenza, una scaturigine di quello verso Dio.
La carità diventa così il segno di distinzione dei veri discepoli di Cristo (“da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”, Gv 13, 35).
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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