Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini
Domanda: Perché il comandamento dell’amor di Dio è il massimo comandamento?
Risposta: Il comandamento dell’amor di Dio è il massimo comandamento, perché chi lo osserva amando Dio con tutta l’anima, osserva certamente tutti gli altri comandamenti.
Si approfondisce quanto già esposto nel precedente commento, andando a riflettere sul legame indissolubile che esiste tra i due più grandi comandamenti indicati da Gesù (Mt 22, 35-40).
Da questo legame scaturisce la definizione della carità: amare il prossimo tramite l’amore di Dio.
La parola “amore” e il suo verbo, “amare”, troppo spesso vengono intesi dagli uomini come qualcosa di puramente umano, come quel che si intende nei sentimenti umani, nei rapporti di tutti i giorni. In questo modo, si confonde e non si comprende appieno il vero significato della carità, che diventa pura e semplice solidarietà umana (che, sia chiaro, in sé è cosa buona, ma non è quel che si intende per carità cristiana).
L’esempio più chiaro di questo è la famosa frase di Sant’Agostino, “ama e fa ciò che vuoi”, purtroppo spesso intesa addirittura nel senso di una possibilità di fare anche cose che la Chiesa ritiene peccato (il sottoscritto ha un aneddoto con un amico che usò proprio questa frase agostiniana per paventare una sorta di avallo della Chiesa alle unioni omosessuali e, quindi, il contrasto con la Chiesa di quei cattolici che evidenziavano la loro impossibilità).
Sant’Agostino, invece, è chiarissimo: commentando la prima lettera di San Giovanni, rende evidente che quel “fa ciò che vuoi” è una conseguenza di “ama” e insegna che, se si ama Dio, veramente, ci si conforma in toto alla Sua volontà e, quindi, ai Suoi comandamenti (cfr. Gv 14, 21-23; 1Gv 2, 3-6). Questo rende impossibile altra deduzione se non la seguente: per amare Dio si deve sempre corrispondere alla Sua volontà e a quel che a Lui è gradito, sia nelle piccole cose che nelle grandi, così che non si può sostenere di amarLo se si fanno cose che Lui non vuole o comanda di non fare.
“La carità induce a osservare tutti gli altri comandamenti. Infatti come è possibile amare Dio e fare ciò che Egli ha proibito? E omettere ciò che ha comandato?” (Dragone).
Quel “fai ciò che vuoi” non è dunque una possibilità di dare sfogo a ogni desiderio, ma il dovere o, se si preferisce, la conseguenza dell’amore dato a Dio. Amo Dio quindi faccio solo ciò che a Lui è gradito, non tutto quel che mi passa per la testa.
Quanto sopra può sembrare non direttamente collegato all’argomento di questo numero del Catechismo, ma è invece esempio chiaro di cosa si debba intendere per “amare Dio” e delle sue conseguenze. Una di queste è proprio l’amore per il prossimo che sarà vera carità cristiana perchè amo il prossimo, nell’amare Dio, nel conformarmi alla Sua volontà di amare il prossimo, quindi nel farlo come Lui vuole e ordina.
L’amore di Dio è dunque quanto di più grande si possa fare per la nostra anima, dato che una della naturali conseguenze di questo amore è il rispetto di tutti gli altri comandamenti (fare le cose a Lui gradite), con tutto quel che di buono e santo si riverbera sulle nostre vite.
Come riflette il Dragone, “se vogliamo osservare i comandamenti, la nostra prima cura dev’essere quella di conservare e accrescere la carità verso Dio e il prossimo”.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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