Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini
Domanda: È grande peccato la bestemmia?
Risposta: La bestemmia è grande peccato, perché ingiuria e scherno di Dio o dei suoi Santi, e spesso anche orribile eresia.
Sant’Agostino definiva la bestemmia con un generico “mala verba de Deo dicere – dire cose cattive su Dio”.
È quindi una parola ingiuriosa, ma può essere anche un’espressione (intesa come frase, concetto espresso che intenda un’ingiuria o disprezzo, una circonlocuzione) o un gesto (rivolto ad esempio contro il Tabernacolo).
La bestemmia si distingue in semplice (disprezzo di Dio) o imprecativa (si augura un male a Dio). Può essere però anche ereticale, quando “attribuisce a Dio qualche difetto o colpa” (ad esempio: cattiveria, imperfezione…) o “nega qualche suo attributo o la sua esistenza”. Anche il “semplice” negare l’esistenza di Dio rientra, dunque, in questo peccato. È ereticale anche “attribuire al demonio qualità e poteri propri di Dio” (tutte citazioni dal Dragone).
Diventa eresia perché è in tutti i sensi affermare concetti in esatto e consapevole contrasto con la Verità Rivelata, con la dottrina dogmatica della Chiesa Cattolica.
La certezza che sia un peccato gravissimo, se mai dovesse necessitarne conferma, la si ha da quanto si riscontra nell’Antico Testamento in cui è peccato punito con la morte (Levitico 24, 16).
È un peccato gravissimo perché, oltre a contravvenire al Secondo Comandamento, contrasta anche con il massimo comandamento dell’amare Dio ed è contrario alla virtù della religione (obbligo di onorare il Signore).
Come specificato nei precedenti commenti (v. 179), il semplice uso di determinate espressioni non comporta necessariamente la volontà di offendere Dio, in molte espressioni manca “solamente” il rispetto dovuto al Nome divino, usato come una qualsiasi parola umana. Il Dragone spiega che “ordinariamente il nominare Dio invano non eccede il peccato veniale” (n. 179). Per poter incappare nel peccato grave, nella bestemmia, deve esserci la volontà e la consapevolezza di ingiuriare, di offendere: per la perfettissima Giustizia divina, spesso ricordata, piena avvertenza e deliberato consenso non devono mai mancare.
Non si può qui entrare nel tema della reale e piena avvertenza (necessaria per il peccato mortale). Men che meno si può, e si vuole, entrare nel foro interno di ogni singolo. Ci si sofferma solo a notare come, nonostante tutto, è ancora avvertita istintivamente da tante persone, anche lontane dalla fede, come cosa grave, almeno come cosa deplorevole.
Questo è tanto vero che anche l’ordinamento penale aveva recepito questa sensibilità nell’art. 724 cp, che condanna “chiunque pubblicamente bestemmia”. Ciò rimane anche oggi in minima parte, nonostante la spinta e sempre più veloce secolarizzazione (de-cattolicizzazione), che ha portato alla depenalizzazione del 1999 e, ben prima, ad una sentenza del 1995 con cui veniva eliminato ogni riferimento al cattolicesimo: dichiarazione di incostituzionalità del detto articolo ove ne limitava la configurabilità alle sole parole oltraggiose “alla Divinità, ai Simboli o alle Persone venerati nella religione dello Stato”.
Nonostante tutto, rimane, anche per l’ordinamento, un senso di disvalore sociale, una necessità da parte del legislatore di assicurare il rispetto delle norme civili.
Che poi questo non venga sempre corrisposto da una precisa messa in atto delle conseguenze dell’articolo penale, come si vede in molte situazioni (addirittura pubbliche), è un altro discorso, e rientra anche questo nella velocità con cui corre la secolarizzazione, l’allontanamento da Dio.
La bestemmia, al di là del disvalore sociale più o meno percepito, è, dunque, e rimane un peccato gravissimo che mette a grosso rischio di dannazione eterna le anime.
Per questo si insiste così tanto sulla formazione. Molte volte è davvero poco quel che serve per conoscere/approfondire la propria fede ed evitare di peccare. A volte basta leggere il Catechismo.
Come il peccato grave in generale, poi, la bestemmia ha ripercussioni anche sociali, come evidenziava San Giovanni Crisostomo: “…per la bestemmia vengono sulla terra le guerre, le carestie, i terremoti, le pestilenze. Il bestemmiatore attira il castigo di Dio su se stesso, sulla sua famiglia e sulla società: Dio, per la bestemmia, spesso punisce gli uomini in generale, ma a volte punisce anche il singolo in particolare. Pur se nel corso della vita ci sono dei bestemmiatori che non vengono puniti dalla giustizia di Dio, alla fine della vita nessuno sfuggirà alla sua sentenza” (Annali).
E gli faceva eco San Pio da Pietrelcina: “La bestemmia attira la maledizione di Dio sulla tua casa ed è la via più sicura per andare all’inferno” (Epistolario).
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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