A cura di Pierfrancesco Nardini
Domanda: Che ci ordina il nono comandamento?
Risposta: Il nono comandamento ci ordina la perfetta purezza dell’anima e il massimo rispetto, anche nell’intimo del cuore, per il santuario della famiglia.
Il nono comandamento, che ordina la perfetta purezza dell’anima e il massimo rispetto per il santuario della famiglia, si radica profondamente nella legge divina e in Dio stesso. “Dio è somma purezza e vuole anche in noi la purezza integrale della mente, della volontà e del cuore” (Dragone).
Non si tratta di un semplice divieto, ma di un invito a custodire il cuore e i pensieri, affinché l’uomo non solo eviti il peccato esterno, ma si mantenga integro nella sua interiorità, senza lasciare spazio a desideri disordinati e contrari alla dignità della persona e al sacramento del matrimonio. È evidente, infatti, che la purezza esterna non è altro che una conseguenza di quella interna.
Nostro Signore Gesù Cristo non a caso ha insegnato: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5, 8). La purezza non è solo un’astinenza da atti impuri, ma una disposizione interiore, una condizione dell’anima necessaria per contemplare il volto di Dio. Il cuore dell’uomo è il campo dove si combatte la grande battaglia spirituale contro le tentazioni del nemico: non basta non compiere il male, bisogna anche desiderare il bene. “Tutto il nostro male viene da un cattivo desiderio” (S. Agostino, Sermone 151, 3).
Il peccato non nasce da un’azione improvvisa, da qualcosa che ci colpisce e ci fa cadere senza decisioni della nostra mente, ma da un cuore che decide di accogliere pensieri impuri e desideri disordinati. È qui che il nono comandamento agisce come un argine, insegnando il dominio delle passioni e l’educazione della volontà.
Il matrimonio, istituito da Dio, è il fondamento della società cristiana. Esso non è solo un contratto umano (come purtroppo sempre più si sente ripetere): è invece un vincolo sacro, elevato da Cristo a sacramento. Chi desidera ciò che è altrui, turba quest’ordine divino e mina la pace familiare. Per questo, San Tommaso d’Aquino afferma che “l’incontinenza dei desideri è l’origine di molti mali, perché colpisce la radice stessa della moralità” (Summa Theologiae, II-II, q. 151, a. 3).
Il rispetto per la famiglia (propria e altrui) impone non solo di evitare atti contrari alla fedeltà coniugale, ma anche di custodire la mente e il cuore. Il desiderio impuro rivolto alla persona sposata è già di suo un’offesa alla dignità della famiglia e alla stabilità del legame coniugale. Lo ha insegnato in modo chiarissimo Nostro Signore: “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5, 28). Se poi non basta nemmeno la Parola di Gesù per convincere…
Cosa fare allora per evitare di cadere e per rispettare il divieto e il comando dati da questo comandamento? La purezza del cuore richiede vigilanza, preghiera e mortificazione. Dobbiamo sempre ricordare l’esortazione di San Paolo: “Fuggite la fornicazione! Ogni peccato che l’uomo commette è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo” (1Cor 6, 18). L’anima che coltiva desideri impuri si allontana da Dio e dalla vera felicità, perché il peccato genera inquietudine, mentre la purezza porta pace interiore.
La tradizione cattolica ci insegna che, per custodire la purezza, è necessario un autentico spirito di penitenza e una vita di preghiera. Maria Santissima, modello di purezza perfetta, ci insegna che solo un cuore umile e casto è pienamente aperto alla grazia di Dio.
Chi vuole restare fedele al nono comandamento deve dunque fortificarsi con i sacramenti, la mortificazione dei sensi e la fuga dalle occasioni di peccato.
Il nono comandamento ci richiama, insomma, ad una battaglia interiore che riguarda tutti. Non bisogna scoraggiarsi pensando che la purezza del cuore sia un ideale irraggiungibile. Dobbiamo invece rincuorarci nella consapevolezza che sia una meta reale, che si conquista con la grazia divina e l’impegno quotidiano.
Il rispetto per la famiglia e la custodia dei desideri non sono dunque solo doveri morali, ma vie di vera libertà, perché solo chi è puro può davvero amare secondo il disegno di Dio.
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