Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini
Numero 157
Domanda: Che cosa ci attende alla fine del mondo?
Risposta: Alla fine del mondo ci attendono la risurrezione della carne e il giudizio universale.
Numero 158
Domanda: Che cosa significa risurrezione della carne?
Risposta: Risurrezione della carne significa che il nostro corpo, per virtù di Dio, si ricomporrà e si riunirà all’anima per partecipare, nella vita eterna, al premio o al castigo da essa meritato.
Il giudizio universale era stato affrontato nei passati commenti (v. nn. 95, 97 e 98).
La risurrezione della carne è una verità insegnata direttamente da Nostro Signore Gesù Cristo (Gv 5, 28-29). È dunque verità rivelata a cui si deve credere e, infatti, la si professa nel Credo.
Come detto: polvere torneremo, nel senso che al momento della morte l’anima si separerà dal corpo, così che quest’ultimo, persa la sua forma vivificante, non avrà più la vita.
Dato che nella vita terrena, anima e corpo, seppur con funzioni e importanze diverse, partecipano alla condotta dell’uomo, ambedue “devono partecipare al premio o al castigo eterne delle opere compiute in vita” (Dragone). Per questo il Dragone continua spiegando che “è quindi giusto che il corpo, pagato il tributo alla morte con la separazione dall’anima e la sua dissoluzione nel sepolcro, si ricomponga e si ricongiunga all’anima, per essere vivificato eternamente da essa”.
San Pio X nella risposta a questo numero scrive che questa risurrezione avverrà “per virtù di Dio”: il corpo, da solo, non si è formato (solo Dio è creatore, nulla può formarsi dal nulla) e, per lo stesso motivo, di certo non potrà auto-rigenerarsi e risorgere da solo (fu Gesù a far risorgere Lazzaro dalla tomba, senza di Lui non sarebbe stato possibile). Non può essere nemmeno l’anima a richiamarlo in vita, perchè anch’essa, seppur immortale, non si è auto creata. “Nessuna forza creata potrebbe ricomporre i corpi che si sono dissolti nei loro elementi primi (…) Solo la divina onnipotenza può operare l’inaudito prodigio della resurrezione dei corpi” (Dragone). Ezechiele lo vede chiaramente (37, 1-10).
È di fede, inoltre, l’identità del corpo, ossia che questo sarà proprio quello con cui l’anima è stata in vita. Lo rende implicito la stessa Sacra Scrittura nel parlare di (risurrezione): se non fosse lo stesso corpo non potrebbe essere la risurrezione, un risveglio. “L’identità non è da intendere nel senso che tutte le parti della materia che un tempo o in un determinato tempo appartennero al corpo terreno debbano trovarsi nel corpo risorto. Come il corpo terreno, nonostante il mutamento continuo della materia, rimane sempre lo stesso, così è sufficiente anche una parte relativamente piccola di esso per garantire, nel corpo risorto, l’identità.” (L. Ott, Compendio di teologia dogmatica).
Risorgerà tra l’altro, anche se questa è solo dottrina comune, pienamente integro, senza difetti (v. San Tommaso: “L’uomo risusciterà nella piena perfezione naturale”).
“Egli (Gesù) trasformerà il nostro misero corpo, rendendolo conforme al suo corpo glorioso, in virtù di quel potere col quale può assoggettare a sé ogni cosa” (Fil 3, 21).
La glorificazione del corpo comporterà l’acquisizione di proprietà e doti che in qualche modo si possono ricollegare alla perdita dei doni preternaturali, subita dall’uomo con il peccato originale.
Le proprietà di questi corpi gloriosi saranno quelle della spiritualità (non nel senso di diventare spirito), dell’immortalità (1Cor 15, 44) e dell’incorruttibilità.
Si riporta letteralmente quanto spiegato con grande chiarezza e precisione dal Casali sulle doti che acquisiranno i corpi risorti: “Mentre i corpi dei dannati saranno spaventosi e orribili a somiglianza dei demoni, i corpi dei giusti risorgeranno gloriosi. San Paolo (1 Cor. 15, 42-44) ne fa una descrizione da cui si deduce la loro: 1 – immortalità e impassibilità: «È seminato nella corruzione, risorgerà nella incorruzione». A somiglianza del seme che gettato nel solco marcisce per trasformarsi nella spiga, così il corpo mortale dalla terra risorgerà, ma non più corruttibile. Esso resterà immortale e non potrà più patire. 2 – la bellezza, lo splendore e la integrità. «È seminato nella ignobiltà, risorgerà nella gloria». I corpi risorgeranno gloriosi, corretti dai difetti organici o della età. Quindi nè la debolezza nè la piccolezza della infanzia, nè la caducità della vecchiaia, ma tutti in una perenne pienezza di età, belli e splendidi, a somiglianza di Gesù risorto. 3 – l’agilità. «È seminato nella infermità, risorgerà nella potenza». Non la stanchezza, ma la prontezza per potersi muovere senza nessun ostacolo, spostarsi rapidissimamente da un luogo all’altro come gli Angeli. 4 – la sottilità. «È seminato un corpo animale, risorgerà un corpo spirituale». Così il corpo sarà pienamente soggetto all’anima e non potrà essere trattenuto da nessun ostacolo materiale, come Gesù risorto che entrò nel Cenacolo a porte chiuse” (Compendio di teologia dogmatica).
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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