La nascita dei bambini diminuisce significativamente. I dati sono sempre più impietosi. Diminuiscono le nascite e in quelle poche nascite sono in aumento quelle che avvengono non all’interno del matrimonio. Questi dati fanno pensare almeno a tre cose.
- La prima è ciò che attiene alla speranza. La chiusura alla vita è un chiaro segno di un atteggiamento negativo nei confronti della vita. E sappiamo bene che non regge alcuna motivazione economica, se è vero -come è vero- che la diminuzione delle nascite iniziò a verificarsi proprio con il boom economico degli anni ’60.
- La seconda attiene al valore che deve essere dato alla famiglia. Il numero medio per famiglia continua a diminuire. Ci sono senz’altro ragioni di organizzazione familiare con lavori sempre più assorbenti soprattutto da parte della madre. Ma proprio su questo dovremmo interrogarci: perché si è fatta strada una simile situazione? Solo per motivazioni economiche? Oppure perché la donna non si riconosce più pienamente nel ruolo di madre?
- La terza riguarda il valore della responsabilità. In un tempo in cui si parla di diritti di tutti, in un tempo in cui si parla e si sparla continuamente dei diritti dell’infanzia, ai bambini egoisticamente non si vuole riconoscere il sacrosanto diritto ad avere una famiglia, un nucleo affettivo stabile. Perché ciò richiede la responsabilità; occorre il sacrificio di costruire e conservare qualcosa di duraturo, imponendosi anche opportuni sacrifici.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
Occorre intervenire già in età scolare,educando i bambini (San Giovanni Bosco docet) al senso della vita, e poi a livello legislativo non concedendo il divorzio in presenza di figli piccoli. Le leggi oltre che normative sono anche educative: bisogna tornare a far capire che il matrimonio e quindi la famiglia sono realtà indissolubili.