Essere pazienti non significa conservare una imperturbabilità dinanzi agli avvenimenti. L’atarassia di certi filosofi antichi è qualcosa di non-umano, perché l’uomo non può rimanere insensibile agli eventi che gli capitano.
E’ vero che la pazienza richiede che ciò che accade si affronti senza tristezza e senza abbattimento, ma ciò significa che, malgrado le prove, non solo si deve conservare nel profondo la letizia, ma si deve anche esternamente mostrare serenità. Tutto questo non come mero sforzo di volontà, bensì come esito di una ragione che costituisce la fede, ovvero che, malgrado le tempeste, il Signore tiene sempre sotto controllo la barca senza che affondi. Dunque, tenendosi stretto a Lui, vi è la certezza di non soccombere. Se, invece, ci si mostra turbati e abbattuti, allora vuol dire che non si ha piena fiducia in Dio.
Se si riesce in questo, si è davvero meritevoli, proprio perché la sofferenza delle prove c’è e non si può intimamente rimanere indifferenti dinanzi ad essa. Qualora l’imperturbabilità fosse conforme all’umano, allora sì che non ci sarebbe alcun merito nel testimoniare la pazienza.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

La pazienza presuppone lo stato di grazia anche nel senso che essa stessa e’ una grazia. È per questo che non c’entra niente con l’ imperturbabilità perché chi vive nella grazia rimane sereno anche nelle avversità.