Far capire che c’è Dio a chi non vuol capirlo

di Pierfrancesco Nardini

“Dov’è il tuo Dio ora che ho bisogno?”.

Che rispondere a chi apostrofa così?

Si deve intanto comprendere l’angoscia di alcuni momenti tristi o difficili della vita.

Si deve poi capire che tipo di pensiero ci possa essere dietro a una domanda così straziante.

C’è di certo una chiusura forte a Dio. Non c’è spazio per Lui nella vita.

C’è, però, anche una distorta visione di Lui.

Nostro Signore non è un’ “ambulanza” da chiamare solo quando si ha bisogno, obbligata a correre in nostro aiuto.

Posto che comunque Dio in nostro aiuto corre (e come!), anche quando non lo capiamo, e lo fa tante volte, senza che noi lo sappiamo ( lo scopriremo al momento del nostro giudizio particolare), si deve però corrispondere all’amore divino. Per quanto gratuito, infinito e sempre più di quanto richiesto, è comunque necessaria una corrispondenza.

Una persona, se non corrisposta nell’amore che dà, dopo un po’ lo affievolisce per umana reazione di stanchezza e delusione.

La “resistenza” di Dio è infinitamente più grande di ogni essere umano, quindi mai si stancherà di dare amore e lo darà sempre a tutti, ma di certo anche Lui ha una Sua “gerarchia” e potrebbe destinarne più ad altri che lo amano.

Se non si ha fede, se non si vuole mai Dio nella propria vita, se si è i primi a non amarLo (che significa fare la Sua volontà), non ci si può stupire se non otteniamo qualcosa.

Già Dio, infatti, non è obbligato a “correre in nostro aiuto”, non abbiamo un “diritto al miracolo”, in più con questo atteggiamento di certo non si prega e così diminuiscono le possibilità di ottenere.

C’è un episodio nella vita di Gesù, quello del “nemo propheta in patria“, che Benedetto XVI ha così commentato: “A causa di questa chiusura spirituale, Gesù non poté compiere a Nazareth ‘nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì’ (Mc 6, 5). Infatti, i miracoli di Cristo non sono un’esibizione di potenza, ma segno dell’amore di Dio, che si attua laddove incontra la fede dell’uomo nella reciprocità” (Benedetto XVI, Angelus 8.7.2012).

Quanto scritto porta a quello che a tutti gli effetti è il più grave male dei nostri tempi: la mancanza di Dio nella vita delle persone e della società, con la conseguenza del peccato e, a volte, della disperazione.

Con la carità che si deve agli altri, quella vera, che parte dall’amore a Dio, allora in situazioni come quella suddetta, altro non si può fare che star vicino alla persona che ha bisogno e provare a fargli capire l’errore che è alla base della sua domanda.

Sempre, ovviamente, pregando in primis e non pensando di essere noi a farglielo capire, ma sempre di essere umili strumenti del Signore.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

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