Il Campanile di Curon. Ovvero la bellezza dell’eroismo nell’ordinarietà

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


Viaggiando ci si incanta per ciò che incontra il nostro sguardo. Meraviglie succedono a meraviglie. E nella loro diversità, s’incontra l’unità del Bello che dimostra come tutto abbia bisogno di ricondursi all’unica Presenza. Quella stessa che ha fatto sì che esistesse tutto e che vuole che questo tutto possa essere orientato a Lui. Osservando, contemplando, e soprattutto incantandosi dinanzi alla Bellezza della natura o di ciò che l’uomo ha costruito, si capisce quanto sia giusto capirne il significato per poi lodare e ringraziare.


Il Campanile sommerso di Curon (XIV secolo) – Lago di Resia (Bolzano)

L’eroismo può essere manifesto. E dinanzi a tale evidenza bisogna inchinarsi.

L’eroismo può essere anche totalmente nascosto. E questo è riconosciuto solo da Dio, a cui nulla sfugge.

Ma l’eroismo può essere anche nell’ordinarietà. Ove a sacrifici evidenti si accompagnano i piccoli e scontati, ma necessari, gesti per perseguire l’esattezza quotidiana.

Far bene il padre e la madre di famiglia.

Far bene il proprio lavoro, umile o importante che sia.

Ciò si vede, non è nascosto, ma gli occhi del mondo non lo scorgono nella completezza, cioè nel fine a cui sono indirizzati.

Il Campanile di Guron si staglia austero dalle acque del lago.

La sua imponenza è chiara, manifesta, riconoscibile, ma non totalmente visibile.

La ragione per cui esiste è addirittura totalmente nascosta perché immersa nelle acque. La chiesa, infatti, è lì, proprio sotto, dove gli occhi non possono indagare.

E’ il mistero dell’ordinario, che non è totalmente visibile, ma dignitoso e austero, perché indirizzato al Cielo.


Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

 

 


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