Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.103)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: È certo che esistono il Paradiso e l’Inferno?
Risposta: È certo che esistono il Paradiso e l’Inferno: lo ha rivelato Dio spesse volte promettendo ai buoni l’eterna vita e il suo stesso gaudio, e minacciando ai cattivi la perdizione e il fuoco eterno.


Si era già parlato di Paradiso ed Inferno dal n. 14 al n. 18, a cui si rimanda. Qui si approfondisce la reale esistenza di questi due “luoghi”.

Se “l’escatologia dei libri più antichi del Vecchio Testamento è ancora imperfetta” (L. Ott, Compendio di teologia dogmatica), nel Nuovo Testamento c’è la fonte sicura della loro esistenza: la Parola di Nostro Signore Gesù.

Come evidenzia San Pio X nella sua risposta a questo numero, infatti, “lo ha rivelato Dio”. Il Santo di Riese non impegna tempo nell’indicare altre fonti: dà per scontato che basti la Parola di Gesù, Verità assoluta, per certificarne la realtà.+

Nostro Signore parla molte volte del Paradiso: lo fa in parabole (come quando lo paragona ad un banchetto: Mt 22, 1ss; Lc 14, 15ss) o in modo esplicito, chiamandolo “vita” o “vita eterna” (Mt 18, 8-9; 19, 29; 25, 46; Gv 3, 15 o 4, 14) o “Regno dei Cieli” (Mt 8, 11). Ancora, promette “beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5, 8).

Non serve altro al cattolico per credere alla reale esistenza del Paradiso, ma a voler approfondire si troveranno anche molte altre fonti. Se ne citano solo alcune.

Ancora nella Sacra Scrittura ne parla San Giovanni (ad es. 17, 3), ma ovviamente anche San Paolo (ad es. 2Cor 5, 1-18). Anche i Padri della Chiesa e i santi ne hanno scritto: si veda su tutti S. Ireneo, Ad Haer. 4, 20; S. Ambrogio, De bono mortis 11; S. Agostino, _De Civ. Dei 22, 30.

La Chiesa in generale ha sempre continuato l’insegnamento di Nostro Signore, anche difendendolo da errori ed attacchi. In particolare, tra i tanti atti magisteriali, si ha la Costituzione Benedictus Deus di Benedetto XII (29.1.1336) dove, contro chi affermava che la visione beatifica sia solo dopo il giudizio finale, si legge “le anime di tutti i Santi nelle quali non ci fu niente da purificare, quando morirono (…) anche prima della riassunzione dei loro corpi e il giudizio generale (…) vedono la divina essenza con visione intuitiva ed anche facciale (…) e così vedendo godono della medesima divina essenza e da tale visione e godimento le loro anime (…) sono veramente beate ed hanno la vita e il riposo eterno”. Questa è confermata dal Concilio di Firenze e continua fino ai nostri tempi, vista l’Enciclica Mystici Corporis di Pio XII (1943).

La Parola di Gesù certifica anche la reale esistenza dell’Inferno. Egli, infatti, parla molte volte della dannazione di chi morirà in peccato grave. A volte lo chiama Geenna (Mt 5, 22; 18, 9), a volte “fuoco eterno” (Mt 18, 8; Mc 25, 41), altre volte ancora “pianto e stridor di denti” (Mt 8, 12) o “supplizio eterno” (Mc 25, 46).

Anche per l’Inferno, dunque, basta la Parola di Cristo, Verità assoluta, per credere alla sua reale esistenza.

La Chiesa anche in questo caso ha comunque continuato ad insegnare questa verità nel tempo.

I Padri sono tutti concordi e sempre Benedetto XII nella citata costituzione scrive che “secondo la disposizione generale di Dio, le anime di coloro che muoiono colpevoli di peccato mortale, subito dopo la morte discendono all’Inferno, per subirvi le pene infernali”. Anche in questo caso c’è la conferma del Concilio di Firenze.

La Chiesa ha sempre difeso anche questa verità. Come con il Concilio Laterano IV che risponde agli Origenisti, così come lo fa anche il Concilio di Costantinopoli (543).

Questa realtà è stata poi nel 1917 confermata dalla Madonna a Fatima con la visione dell’Inferno e con le sue parole.

Il cattolico è tenuto a credere a queste verità, tanto che le professa nei due Simboli (Apostolico: “(…) salì al Cielo (…) di là verrà a giudicare i vivi e i morti”; Niceno-costantinopolitano: “(…) è salito al Cielo (…) e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti”).

Accodiamoci alla riflessione del Dragone: “ricordiamo l’avvertimento del Salvatore: che cosa giova all’uomo guadagnare anche tutto il mondo, con danno della sua anima? (Mt 16, 26)”.


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