Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.122)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Che significa comunione dei santi?
Risposta: Comunione dei Santi significa che tutti i fedeli, formando un solo corpo in Gesù Cristo, profittano di tutto il bene che è e si fa nel corpo stesso, ossia nella Chiesa universale.


Quando N.S. Gesù fece l’esempio della vite e dei tralci, non volle far capire solo l’importanza di non staccarsi da Lui col peccato, ma anche che la Chiesa è a tutti gli effetti un unico corpo, con Lui come Capo e i fedeli come membra.

“Comunione dei santi” è l’espressione che indica come, grazie a questa unità, tutti i membri della Chiesa “profittano e beneficiano del bene che c’è e si compie nella Chiesa del Capo, dell’anima e delle singole membra. Il bene comune è bene di ciascuno, e il bene di ognuno è il bene di tutti” (Dragone). Il Casali chiarisce: “Comunione significa comunanza di beni spirituali e di persone. Dei Santi: indica quali persone vi appartengono. Non si restringe solo ad indicare i santi nel senso in cui di solito si usa questa parola (…) ma coloro che hanno almeno il primo grado di santità”.

La Chiesa, tutta (santa, militante o purgante) è come una famiglia. Come in una famiglia il gesto meritorio di un suo membro comporta benefici a tutti, così, con effetti di valore ben più grande, ogni singolo fedele può beneficiare dei meriti di ognuno. Si usa il verbo “potere” (“può beneficiare”) perché non è automatico, c’è un ostacolo, che, come sempre, è quello del peccato. Qui ci si ricollega all’altro insegnamento di Gv 15, 1-8: se ci si stacca dalla vite, pur rimanendo membri (morti, si dice tradizionalmente), non si usufruisce della linfa vitale e, di conseguenza, della comunione in oggetto.

La comunione dei santi è in estrema sintesi una catena immensa di gloria che sale a Dio come frutto delle orazioni, adorazioni, ringraziamenti, sacrifici, opere buone dei fedeli che, uniti ai meriti incommensurabili di Cristo, della Madonna e dei santi, formano un torrente di grazia e misericordia su tutti. Se all’inizio era intesa più come comune possesso dei beni santi, “oggi invece pensiamo innanzi tutto alla comunione degli uomini santificati dalla grazia di Cristo, in possesso dei beni divini che egli ci ha meritati ed elargiti (…) Si afferma così che i fedeli sulla terra, se non lo impedisce il peccato grave, sono uniti con Cristo e tra loro in una comunione soprannaturale di vita” (L. Ott, Compendio di teologia dogmatica).

Il principio in oggetto è chiaramente desumibile dalle parole di Cristo in Gv 17, 21 (“tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola”) e quelle già citate sulla vite e i tralci (Gv 15, 1-8). Si comprende da queste parole come Nostro Signore volesse i cristiani come un’unica intima unità spirituale.

È stato poi ben spiegato da San Paolo (v. 1Cor 12, 25-27 e Rom 12, 4) e sempre creduto dalla Chiesa. Ad esempio Sant’Agostino indagò e approfondì in numerose opere (Cfr. De civ. Dei XX, 9, 2; Enarr. in Ps. 36, 3, 4; In Ps. 137, 4; Sermo 137, I, 1) e San Tommaso d’Aquino ne trasse “due conseguenze: a) il merito della redenzione di Cristo, il capo, vien comunicato ai membri del Corpo mistico nei sacramenti; b) ogni membro partecipa alle opere buone degli altri (Expos. symb., a. 9-10)” (L. Ott, op. cit.).

Si arriva ai nostri tempi in cui ancora nella Mystici corporis Pio XII scrive, tra le altre, che “tutto ciò che (nel Corpo mistico di Cristo) si compie di bene e di retto dai singoli membri ridonda anche in profitto di tutti, grazie alla comunione dei santi”.

Si può dunque affermare che, se nella Chiesa è di fede che “è permesso e giova venerare i santi in cielo e invocarli perché intercedano per noi”, è almeno sentenza certa che “i membri del regno di Dio santificati dalla grazia redentrice di Cristo, sulla terra e nell’aldilà, hanno una comunione di vita soprannaturale con Cristo, il capo, e tra di loro” e che “i fedeli sulla terra possono ottenere da Dio doni reciproci mediante la preghiera” (L. Ott, op. cit.). È, invece, intesa come probabile la sentenza per cui “i fedeli sulla terra possono, con le opere buone fatte in stato di grazia, meritare grazie da Dio gli uni per gli altri con merito di convenienza (de congruo)” (L. Ott, op. cit.).

Quello della comunione dei santi è concetto che si collega inoltre anche alla c.d. sofferenza vicaria.

La verità in oggetto è anche la dimostrazione dell’infinito amore di Dio per gli uomini (mette in condizione di avere quanta più grazia possibile, anche senza meriti personali, ma di altri), sia di come voglia siano i rapporti tra i membri della Chiesa (di reciproco aiuto).

Si conclude con una riflessione del Dragone, che fa comprendere come, anche alla luce della comunione dei santi, si deve pregare incessantemente Maria e stare con lei: “la Santissima Vergine dopo il Figlio suo, come parte più perfetta del corpo mistico partecipa in modo immensamente più perfetto di qualsiasi altro alla comunione dei santi, e riversa le sue ricchezze su tutti i suoi figli, per i quali è mediatrice universale di tutte le grazie presso Dio”.


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