Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.124)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Chi è fuori della comunione dei santi?
Risposta: È fuori della comunione dei santi chi è fuori della Chiesa, ossia i dannati, gl’infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati


San Pio X divide la spiegazione particolare di questo numero generale nei numeri successivi: nel presente commento si affronterà dunque solo la questione dei dannati.
Come ben spiega il Dragone. “…i dannati non sono nella comunione dei santi perché sono staccati dalla Chiesa e privi per sempre della grazia divina e della carità, che è il legame che unisce le membra tra loro e col Capo”.

È sentenza certa, infatti, che per essere membri della Chiesa si debba essere battezzati (Gv 3, 5) e che non si debba essere separati dall’unità di fede e di comunione con la Chiesa. Come spiega Pio XII nella Mystici corporis, sintetizzando il continuo insegnamento della Chiesa, “…tra i membri della Chiesa bisogna annoverare esclusivamente quelli che ricevettero il lavacro della rigenerazione e, professando la vera fede, né da se stessi disgraziatamente si separarono dalla compagine di questo Corpo, né per gravissime colpe commesse ne furono separati dalla legittima autorità”.

Il peccato è sempre un impedimento. Dato che è “aversio a Deo”, non può che escludere dalla comunione dei santi, che è invece l’unione completa di tutta la Chiesa.

La differenza sta nel fatto che i dannati sono definitivamente fuori dalla comunione dei santi, dato che la loro è una condizione immutabile, eterna. Sono, infatti. Come insegna la parabola di Gesù sul ricco epulone (Lc 16, 19-31), dopo il giudizio particolare non c’è più possibilità di cambiare il proprio stato.

I peccatori sono invece ancora dentro la Chiesa. Essi rimangono comunque in qualche modo legati alla Chiesa: vengono infatti chiamati “membri morti” per la mancanza della linfa (grazia) che non li raggiunge, finché restano in quella condizione. Perdono quindi la comunione dei santi, per i motivi spiegati nei numeri precedenti. Sono però sempre nella possibilità di rientrarvi, tornando “membri vivi” della Chiesa, grazie al sacramento della Confessione.

Sempre Pio XII nella sua Mystici corporis scrive: “…si deve attribuire alla infinita misericordia del nostro Salvatore, che non neghi ora un posto nel suo Mistico Corpo a quelli cui una volta non negò un posto nel suo Convito. Poiché non ogni delitto commesso, per quanto grave (come lo Scisma, l’Eresia e l’Apostasia), è tale che di sua natura separi l’uomo dal Corpo della Chiesa. Né si estingue ogni vita in quelli che, pur avendo perduta col peccato la carità e la grazia divina, sì da non essere più capaci del premio soprannaturale, conservano tuttavia la fede e la speranza cristiana, e, illuminati da luce celeste, da interni consigli e impulsi dello Spirito Santo sono spinti a concepire un salutare timore e vengono eccitati a pregare e a pentirsi dei propri peccati”.

Si noti come Papa Pacelli, in unione con quel che è sempre stato insegnato (si veda ad esempio Sant’Agostino: “Finché una parte aderisce al corpo, la sua guarigione non è disperata”, Sermo 137, 1), ricorda che la Confessione lascia sempre aperta la porta del ritorno allo stato di grazia.

Quanto appena ricordato, è confermato dalla sentenza comune della mancanza di efficacia dei suffragi per i dannati nell’Inferno, proprio a motivo che non appartengono più al Corpo mistico di Nostro Signore Gesù Cristo.

Si chiarisce un aspetto. Quando si parla di suffragi per i dannati, non si vuol intendere che c’è chi prega volutamente per un dannato, perché significherebbe non credere nell’eternità della sua condizione. Si intende invece che, non potendo conoscere la condizione eterna di un proprio caro, è sempre dovere pregare per lui nella speranza di poterlo aiutare, ma, se questi purtroppo è tra le fiamme dell’Inferno, i nostri suffragi non potranno giovargli in alcun modo.

Si tragga dunque da questi insegnamenti bimillenari della Chiesa l’esortazione e la spinta a mantenerci sempre lontani dal peccato, per restare sempre nel Corpo mistico di Cristo e per godere dei vantaggi della comunione dei santi.


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