Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.134)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Nella Chiesa come si rimettono i peccati?
Risposta: Nella Chiesa i peccati si rimettono principalmente coi sacramenti del Battesimo e della Penitenza, istituiti da Gesù Cristo a questo fine.


L’infinita e perfetta misericordia divina fu alla base della possibilità, data da Cristo agli uomini, di vedersi rimessi i peccati. E questa fu anche alla base del dono dei sacramenti, due dei quali, Battesimo e Confessione, furono istituiti proprio per permetterci di entrare/tornare in stato di grazia.

Nostro Signore non era infatti tenuto a donare questa possibilità e questi strumenti Poteva legittimamente stabilire che dopo la Sua Morte non ci sarebbero state più possibilità. Il Suo è stato quindi un dono gratuito, d’amore per noi.

Il Battesimo e la Penitenza, come si vedrà meglio nei numeri a loro dedicati da San Pio X, sono stati istituiti da Gesù come mezzo ordinario e principale, rispettivamente, per la remissione del peccato originale (e di quelli attuali) e per la remissione dei peccati gravi commessi dopo il Battesimo (che non rende l’uomo impeccabile, ovviamente).

Sono infatti chiamati “sacramenti dei morti”, perché danno la vita di grazia a chi è spiritualmente morto (per il peccato originale o per un peccato grave, detto appunto “mortale”). La grazia data da questi due sacramenti è detta grazia prima.

San Pio X scrisse che i peccati vengono rimessi “principalmente” con questi due sacramenti, perché, in effetti, anche gli altri sacramenti che in modo ordinario possono essere ricevuti solo da chi è già in stato di grazia (devono infatti “solo” accrescere la grazia), possono, in via secondaria ed eccezionale, rimettere le colpe gravi.

Questo vale solo per chi non sa di essere in peccato, ossia senza sua colpa non conosce una certa azione come peccato grave, ed ha il cosiddetto dolore di attrizione.

Si specifica che questo avviene in maniera secondaria ed eccezionale, per evitare che si possa pensare di bypassare la Confessione e tornare in stato di grazia semplicemente andando a Messa e comunicandosi. L’attuale crisi nella Chiesa ha portato, infatti, a conoscere situazioni che portano i fedeli ad equivocare, se non proprio a conoscere male, la dottrina su questi punti (come ad esempio confessori che dicono ad un fedele che, nonostante il peccato grave, avrebbe comunque potuto fare la Comunione e poi confessarsi, vedi qui).

Quel “principalmente” inserito dal Santo di Riese nel numero in commento indica anche che c’è un altro modo ulteriore per liberare la propria anima dal peccato grave, senza il Battesimo e la Confessione: il dolore perfetto, la cosiddetta contrizione perfetta. Questa, infatti, cancella tutti i peccati gravi, anche se lascia l’obbligo di confessarli quanto prima.

Anche per questo punto serve un chiarimento: non si deve cadere nell’errore di pensare che sia facile arrivare alla contrizione perfetta, così da indursi ad una rilassatezza verso la Confessione e, di conseguenza, verso il peccato. Ragionamenti del tipo “tanto poi faccio la contrizione” o “posso sempre impegnarmi e arrivare al dolore perfetto” portano solo guai, ossia sono tentazioni che inducono a peccare senza avere certezza di poter riuscire poi a fare quello che si sperava.

Raggiungere la contrizione perfetta è qualcosa di complicatissimo.

I peccati veniali sono rimessi da tutti i sacramenti (è insegnato, ad esempio, da sempre che la Comunione libera dai peccati veniali) e a volte anche solo con il semplice pentimento.

Si tornerà nei prossimi numeri sul fatto che, nonostante la semplicità nel liberarsi dai peccati veniali, questo non significhi che si possano commettere con estrema tranquillità e facilità (veniale non significa non sia un peccato contro Dio).

Si esorta dunque a mantenere alta l’attenzione verso le tentazioni e a sfruttare sempre quanto la Bontà divina ci ha concesso, coltivando il dolore per i peccati commessi e aiutandosi anche con sacramentali e opere buone che “servono per ottenere da Dio le disposizioni necessarie per avere il perdono” (Dragone)


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