Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.99)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Dopo il giudizio particolare cosa avviene all’anima?

Risposta: Dopo il giudizio particolare, l’anima, se è senza peccato o senza debito di pena, va in Paradiso; se ha qualche peccato veniale o qualche debito di pena, va in Purgatorio, finché non abbia soddisfatto; se è in peccato mortale, quale ribelle inconvertibile a Dio, va all’Inferno.


Come detto nei commenti precedenti, “la morte fissa l’anima nello stato in cui si trova quando si separa dal corpo ed entra nell’eternità” (Dragone), per cui ci si deve sforzare al massimo delle possibilità per farsi trovare, in quel momento, in stato di grazia.
Una volta sopraggiunta la morte, il giudizio particolare di Cristo certificherà ad ogni anima la sua sorte: Paradiso, Purgatorio o Inferno.

Quale la differenza tra le varie destinazioni? Lo stato della nostra anima, appunto.

Si deve tener conto che il peccato mortale è aversio a Deo, ossia allontanamento da Dio: si dice infatti che, peccando, si perde l’amicizia divina.

Chi, dunque, dopo la morte, si presenta al proprio giudizio particolare con il peccato mortale, quindi non si è pentito ed è, come dice San Pio X, “ribelle inconvertibile a Dio”, va all’Inferno (come insegnato da Cristo e ribadito dalla Chiesa, ad esempio Benedetto II: “le anime di coloro che muoiono nel peccato mortale (…) discendono all’Inferno”).

Quando nei commenti precedenti si è ripetutamente detto che la Giustizia divina è perfettissima, ci si riferiva anche alla precisa e perfetta distinzione tra le varie anime e tra i vari tipi di situazioni con cui Cristo se le trova dinanzi.

Se, infatti, un’anima si presenta dinanzi a Lui in stato di grazia, libera da debiti, va direttamente in Paradiso a godere della visione beatifica di Dio. Se, però, pur senza peccato mortale (perché pentita e confessata), ha anche solo un peccato veniale o non ha esaurito la pena conseguente ad un peccato grave, non può entrare immediatamente in Paradiso, ma deve soddisfare la Giustizia divina, per un periodo di tempo più o meno lungo a seconda dei casi, in Purgatorio.

Per ogni peccato, infatti, “bisogna distinguere la colpa (offesa di Dio) e il debito di pena o punizione in cui incorre il peccatore” (Dragone).

Quando si pecca gravemente, oltre alla responsabilità, si crea per l’anima anche una pena da soddisfare. È questo il motivo per cui dopo la Confessione viene data una penitenza dal confessore (solitamente preghiere): serve a scontare il debito di pena o, almeno, una sua parte.

La diversità ontologica tra l’offeso (Dio, essere infinito) e chi offende (uomo, essere finito) rende complicato, se non impossibile, riuscire a coprire tutto il debito di pena con la sola penitenza. La pena da scontare è relativa alla gravità dell’offesa, che, a sua volta, dipende dall’importanza del soggetto offeso. In questo caso, l’offeso è Dio essere infinito; di conseguenza è, appunto, difficilissimo per l’uomo (essere finito con azioni di valore solo finito) poter soddisfare appieno.

Era questo il senso delle penitenze molto “dure” attribuite dai confessori nei tempi passati: aiutare il fedele a riparare il più possibile.

Chi, dunque, si troverà dinanzi a Nostro Signore con peccati veniali o con il debito di pena non del tutto pagato, andrà in Purgatorio, ove soddisferà la Giustizia divina fino ad essere mondato e poter salire in Cielo, “finché non abbia soddisfatto”, scrive San Pio X.

Questo passaggio dal Purgatorio accade perché non ci si può presentare in Cielo alla visione beatifica di Dio, Essere purissimo, con alcuna macchia, anche la più piccola: per questo anche il più piccolo peccato veniale non permette di entrare direttamente in Paradiso.

Come si vedrà nei prossimi commenti, è ovvio che c’è differenza anche nella maggiore o minore facilità a liberarsi dalle macchie del peccato. Un peccato veniale a volte si cancella anche solo con un segno della Croce con acqua santa, mentre un peccato grave si cancella solo con la Confessione; ma entrambi, in misura diversa, hanno come conseguenze pene da scontare.

Seguiamo sempre il consiglio del Dragone: “se vogliamo essere ammessi in Cielo subito dopo la morte, imitiamo la vita innocente della santissima Vergine e facciamo degna penitenza delle nostre colpe”.

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