La lotta al Covid 19… una lezione al “politicamente corretto”

La Cina avrebbe risolto, o parzialmente risolto, il problema del contagio da Covid-19. L’Italia ne è invece fino ai “capelli”. E allora -opportunamente- si è deciso di utilizzare lo stesso metodo -o quasi- che è stato usato nella provincia di Wuhan.

Qualcuno ha commentato che si tratta di emulare la Cina sul piano delle sua natura totalitaria.

E’ ovvio che la Cina non va emulata per tante ragioni, resta però il fatto che quando si combatte contro una brutta epidemia, certi metodo occorrono. E’ un fatto! Si può anche immaginare o illudersi di qualcos’altro, ma dinanzi alla realtà, soprattutto se è brutta, non si può e non si deve scherzare… né essere morbidi.

E allora, partendo da questa constatazione, c’è una riflessione da fare. Anzi due. Potrebbero sembrare riflessioni scontate, ma oggi tanto scontate non sono. Anzi, per nulla.

Il male è male

La prima è che il male è male. Non c’è possibilità di scambiare il bene per male e il male per bene. Questo può verificarsi nella mente bacata di intellettuali o filosofi che ritengono che tutto inizi dal pensiero e si concluda nel pensiero; ma certamente non può verificarsi se ci si arma di buon senso. Un virus è un virus, una malattia è una malattia, una brutta epidemia è una brutta epidemia. E basta! Non ci sono giri di parole né elucubrazioni intellettuali, di sorta. La realtà va riconosciuta per quello che è. Giustamente il grande Giambattista Vico, in polemica con il pensiero illuminista, dice che la verità sta nel fatto e non nella certezza, intendo che è vero ciò che la mente riconosce come dato, non ciò che la mente pretende razionalisticamente di certificare.

Il male va combattuto con durezza

La seconda riflessione è che il male va combattuto; e va combattuto delimitandolo, disarmandolo. Nella kermesse di epidemiologi che ci stanno offrendo i media in questi giorni, ce ne è stato uno dell’Università Cattolica che ha detto: “(…) il Covid-19 sta dentro bollicine della saliva o di liquido espulso dal naso, la distanza di sicurezza che si deve rispettare tra noi serve a far cadere queste bollicine a terra affinché il virus, non trovando “terreno” in cui vivere e riprodursi, possa morire. Ecco -ha poi aggiunto- dobbiamo far morire a terra il virus!”  Questo cosa vuol dire? Che al male non bisogna dare spazio, non bisogna dargli ossigeno, alimento, che va estirpato subito, immediatamente, senza compassione di sorta. Che il male deve trovare i suoi limiti, i suoi confini. Che c’è il bene da promuovere e che c’è il male da eliminare. Un breve racconto narra di un uomo che trovò un nido di vipere. Vedendole così piccole, le prese e le portò nella sua casa per nutrirle con premura. Un giorno arrivò un amico che vide le vipere e ovviamente mise in guardia il padrone di casa, ma questi rispose che erano ancora piccole e che le avrebbe uccise allorquando fossero diventate grandicelle. L’amico cercò inutilmente di metterlo in guardia. “Se tu le nutri –gli disse- cresceranno ancora più velocemente e potrebbero farti del male…” Non ci fu nulla da fare. Come andò a finire? Che dopo pochi giorni quell’uomo imprudente fu trovato morto nel suo letto a causa del veleno di una di quelle vipere.

Insomma, dinanzi al male non si può praticare il “politicamente corretto”.

Un’altra importante “lezione” che ci stanno fornendo questi giorni. Non c’è che dire…

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri 


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