“La mia umiltà vale più della tua ignoranza” (proverbio colombiano)

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


Il popolo è ben altra cosa rispetto alla massa. La massa è qualcosa d’informe, che, pertanto, si lascia facilmente plasmare. Il popolo no. Esso ha una sua identità, una sua storia, delle radici. Ha un vissuto che gli permette di giudicare con buon senso il reale. E questo lo conforta di un’eredità: la saggezza. Certo, i popoli non sono uguali; perché le culture non sono uguali. C’è chi ha conquistato il Vero. Chi lo ha atteso. Chi lo ha rifiutato. Chi se ne è allontanato. Ma al di là di questo, ciò che è di natura percepisce il senso delle cose e il mistero del vivere. E, proprio perché Dio ha fatto sì che la natura fosse predisposta all’accoglienza della Grazia, non c’è buon senso popolare che non manifesta questo desiderio; al di là di ciò che la Storia dei singoli popoli partorisce. Ecco perché si può capire l’unicità e la bellezza della Verità Cattolica anche attraverso il buon senso di tutti i popoli.


Chi è davvero l’ignorante? Colui che non sa tante cose, o per lo meno le cose che si ritengono importanti?

Sì, l’ignorante è anche costui.

Ma non è solo costui.

L’ignorante è soprattutto colui che non conosce le cose che dovrebbe conoscere.

Le cose importanti possono anche sfuggire. Non è un bene, ma può accadere. Ciò che però è pericoloso è quando non si conosce ciò che è determinante per il proprio vivere.

Se poi questa ignoranza diventa insipienza, è ancora più grave. L’insipienza è quando ci si rifiuta di conoscere.

C’è qualcosa che è più decisivo del magiare e del bere, addirittura del respirare e di far battere il proprio cuore: è riconoscere il proprio mistero.

E’ sapere che tutto può scorrere e procedere anche senza di te.

E’ riconoscere di non essere indispensabili.

Solo così si può davvero sfuggire all’ignoranza folle di credersi chissà chi.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri 


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