La “Notte del Senso”

Rubrica a cura di Corrado Gnerre

Che cos’è?

  1. La Notte del Senso è una serie prolungata di aridità e di oscurità prodotte dalla contemplazione infusa in chi è ancora imperfetto.
  2. Scrive Royo Marin: “(…) interviene l’amorosa Provvidenza divina con le prime luci della contemplazione infusa. Pura comunicazione spirituale che giunge direttamente all’intelletto senza il concorso dei sensi, a contatto di un soggetto fortemente attaccato al sensibile, non può fare a meno di produrvi oscurità, vuoto, negazione ed abbandono.” (A,Royo Marin, Teologia della perfezione spirituale, 206).
  3. E’ soprattutto san Giovanni della Croce (1542-1591) a descrivere bene questa “notte”. Il Santo spagnolo dice che le anime principianti sono inondate da Dio di tante grazie e consolazioni. Poi, non sapendo gestire tali benefici (addirittura è di non poche credere di aver ormai raggiunto la perfezione), queste vengono da Dio sottoposte ad una purificazione.
  4. “Iddio, ormai comincia a comunicarsi a lei, non già per via del senso e per mezzo del discorso con il quale l’anima prima componeva e divideva le idee, ma per mezzo del puro spirito, in cui non v’è discorso successivo: le si comunica, cioè, con atto di semplice contemplazione.” (Giovanni della Croce, Notte oscura, I, 9, 8).

Come si manifesta?

  1. Psicologicamente è una pesantissima tristezza che mette a dura prova il desiderio di santificazione.
  2. Royo Marin riporta il parere del Godinez il quale afferma che il 99% delle anime che ricevono questa purificazione passiva non ce la farebbe, arrivando ad abbandonare la via della perfezione. Marin aggiunge che tale stima gli sembra esagerata, ma anch’egli è d’accordo che le anime che non ce la fanno siano la maggioranza.
  3. Come non confonderla con la dissipazione dell’anima, l’indisposizione fisica o l’influsso del demonio? Ci sono tre segni.
  4. Primo segno: l’anima non sente piacere né nelle cose di Dio, né per le cose create.
  5. San Giovanni della Croce utilizza queste parole per descrivere lo stato delle anime nella notte del senso: “Non sanno più dare un passo nel meditare come prima solevano, essendo già abnegato il senso interno in questa notte. Li lascia in tanta aridità che, non solo non ritraggono succo e piacere dalle cose spirituali e dai devoti esercizi in cui prima provavano gran diletto, ma invece vi trovano disgusto e amarezza.” (Giovanni della Croce, Notte oscura, I, 8, 3).
  6. Non si può trattare di dissipazione dell’anima, perché, se così fosse, dovrebbe trovare appagamento nelle cose create.
  7. Potrebbe questo segno confondersi con uno stato melanconico. Ma è il secondo segno che li esclude.
  8. Secondo segno: l’anima volge continuamente il pensiero a Dio ed è preoccupata di non servire più il Signore.
  9. La tiepidezza e l’indisposizione fisica escludono di fatto tale preoccupazione.
  10. Terzo segno: non poter più fare la meditazione, cioè discorrere in essa.
  11. La causa di questa incapacità è l’inizio della contemplazione infusa.
  12. Può avvenire anche in anime con problemi di nevrastenia e accompagnarsi anche ad influssi diabolici.
  13. L’importante che ci sia come elemento decisivo il vivo desiderio di Dio e della perfezione.
  14. La Provvidenza permette che la notte del senso si aggravi con malattie, scrupoli, tentazioni demoniache, derisioni, ecc…
  15. Questa “notte” non è uguale per tutti.
  16. Royo Marin scrive: “Non tutte le anime soffrono la ‘notte del senso’ con tanto intenso rigore. Dipende dal grado di perfezione al quale Dio vuole elevarla, dal maggiore o minore numero di imperfezioni da cui devono essere purificate, dal vigore dell’anima e dalla loro docilità e pazienza nel sopportare la prova. (…) Conviene, inoltre, ricordare che Dio concede sempre la sua grazia e la sua forza, nel grado e nella misura necessaria.” (Teologia della perfezione spirituale, 207).

Che fare durante la prova?

  1. Primo: sottomettersi alla volontà di Dio, accettando con pazienza la prova per tutto il tempo che Dio vorrà.
  2. Dio ha sempre tutto sotto controllo. Scrive Rainer Maria Rilke in Autunno: “E nella notte anche la Terra cade / dalle alte stelle nella solitudine. / Tutto cadrà. Cadrà questa mia mano, / e questa pure: è la legge. / Ma c’è Uno, che regge questo eterno cadere / nelle Sue mani, dolcemente.”
  3. Secondo: perseverare nella preghiera, anche se può diventare un tormento.
  4. Terzo: sentirsi libera nel modo di pregare. Non bisogna cercare di meditare.
  5. La contemplazione infusa lo rende difficile. Ci si contenti di una quieta e amorosa presenza in Dio. “L’anima non faccia, quindi, inutili sforzi per meditare. Rimanga tranquilla e in pace davanti a Dio con un semplice sguardo amoroso, senza pensare né discorrere di nulla. E, quantunque abbia l’impressione di perdere tempo o di andare indietro, rimanga in questo stato tutto il tempo destinato all’orazione. In realtà, compirebbe un lavoro negativo se si dedicasse all’esercizio discorsivo delle sue potenze.” (A.Royo Marin, Teologia della perfezione spirituale, 208).
  6. Quarto: rimanere docile sotto la guida di un direttore prudente e preparato.
  7. Il direttore deve essere prudente. Guai a farsi guidare da direttori incapaci. Se eventualmente non si ha ancora un direttore che sappia guidare, si sappia che Dio non abbandona. “(…) Dio non abbandona nessuno, e tanto meno colui che desidera sinceramente santificarsi, per la sua gloria. Se non ha un direttore spirituale, o non è così esperto come desidererebbe, egli supplirà per altre vie (…).” (A.Royo Marin, Teologia della perfezione spirituale, 208).
  8. Quinto: conservare nel proprio segreto.
  9. “(…) Portiamo dentro di noi, senza che nessuno sappia, il segreto divino che tu affidi alle anime che più ti amano, quella particella della tua croce, della tua sete, delle tue spine. Nascondiamo nell’angolo più lontano della terra le lacrime, le pene, la tristezza; non riempiamo il mondo di pianti, né alcuno conosca neppure la minima parte dei nostri dolori (…). Nascondiamoci con Cristo, per far lui solo partecipe di ciò che in realtà, è solo affar suo (…).” (San Rafael Arnaiz Baron, Scritti spirituali, 14 dicembre 1936).
  10. Sesto: si può chiedere a Dio che venga tolta la prova, ma solo se è un bene per la propria salute spirituale.
  11. “E’ preferibile, però, abbandonarsi interamente nelle mani di Dio e rimettersi a quello che egli dispone per tutto il tempo che crederà opportuno.” (A.Royo Marin, Teologia della perfezione spirituale, 210).

I grandi benefici

  1. Beneficio: Conoscenza di sé e della propria miseria.
  2. Claudel non solo positivizza la “notte” rispetto alla nebbia; e ciò ha un senso, ma paradossalmente giunge ad affermare che la notte è meglio del giorno: perché è nella notte che la luce dell’orientamento guida l’uomo. Egli scrive: “La Notte, e non la nebbia, è la patria di un cattolico. La nebbia che acceca e che asfissia, e che entra attraverso la bocca e gli occhi e per tutti i sensi, in cui camminano senza sapere l’incredulo e l’indifferente, il cieco e l’indifferente (…) incapaci del Sì e del No! La notte è meglio del giorno chi guida nel cammino. Con tutti i segnali di riferimento al loro posto e le sue costellazioni una volta per tutte, (…)” (P.Claudel, Corona benignnitas Anni Dei, cit. in P.Claudel, Opere poetiche, Siena 2009, p.125).
  3. Beneficio: Condotta più attenta nei confronti di Dio.
  4. Beneficio: Profonda umiltà.
  5. Beneficio: Amore del prossimo.
  6. Beneficio: Sottomissione e obbedienza.
  7. Beneficio: Purificazione dall’avarizia, dalla lussuria e dalla gola spirituali.
  8. Beneficio: Costante ricordo di Dio.
  9. Beneficio: Esercizio di tutte le virtù.
  10. Beneficio: Libertà di spirito.
  11. Beneficio: Vittoria contro i tre nemici dell’anima: il mondo, il demonio e la carne.

Quanto dura?

  1. La durata della notte del senso varia da anima ad anima.
  2. San Giovanni della Croce dice che dipende dal grado di amore al quale Dio vuole elevare le anime e dal maggiore o minore quantità di imperfezioni da cui ci si deve purificare.
  3. Le anime deboli vengono purificate più delicatamente rispetto alle forti.
  4. Per esempio, per le prime la Provvidenza alterna periodi di desolazioni con periodi di consolazioni. In alcuni casi può diventare anche difficile riconoscere una notte del senso che pure c’è.
  5. Quando Dio vuole elevare un’anima ad una grande perfezione, la purificazione può esser dolorosa e prolungata.
  6. San Francesco d’Assisi sarebbe rimasto nella prova per dieci anni, Santa Teresa d’Avila per diciotto, Santa Chiara di Montefalco, quindici; Santa Caterina da Bologna, cinque; Santa Maddalena de’ Pazzi, prima cinque e poi sedici; il venerabile Baldassare Alvarez, sedici.

Le varie tesi

  1. La notte del senso s’inserisce nel via purificativa (Royo Marin e altri); c’è chi la inserisce nella via illuminativa (Giuseppe dello Spirito Santo, Francesco di San Tommaso, ecc…), altri nella via unitiva (Tanquerey).

 


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