Cosa possono insegnarci i segnali cosmici provenienti dallo spazio?

1.Succede che ogni tanto si dia notizia di qualche misterioso segnale cosmico che viene intercettato dalle basi astronomiche. Con ogni probabilità si tratta di segnali provenienti o da una stella o da un buco nero. Fin qui, nulla di particolare. Ciò che però colpisce persone incompetenti come noi sono due cose: da una parte la distanza da cui provengono questi segnali, addirittura nell’ordine di miliardi di anni luce, dall’altra l’esiguità del segnale: pochi millisecondi. Pertanto ci vengono spontanee alcune riflessioni.

2.La prima riflessione riguarda l’enorme sproporzione tra la grandezza quasi incommensurabile della distanza (miliardi di anni luce) e la piccolezza, di fatto impercettibile, della durata del segnale (non pochi secondi, ma addirittura pochi millisecondi). Ciò ci fa ancora una volta capire il mistero del tempo e dello spazio in relazione all’infinito. Qualcuno, per esempio, potrebbe fare questa obiezione: Perché Dio ha fatto l’universo così grande se con ogni probabilità ci siamo solo noi? E poi: Può Dio, che ha creato l’universo di tale grandezza, interessarsi di noi che siamo insignificanti e impercettibili rispetto alla maestosità del creato? Ebbene, la risposta sta proprio meditando sulla sproporzione che mettevamo in evidenza prima. I segnali intercettati vengono da una lontananza di miliardi di anni luce e durano appena pochi millisecondi. Dunque, in relazione all’infinito di Dio è infinitamente piccolo il millisecondo, ma è altrettanto infinitamente piccola una distanza di miliardi di anni luce. E ancora: Dio mantiene nell’essere una distanza di miliardi di anni luce, così come mantiene nell’essere un segnale di pochi millisecondi. Ecco perché Dio si interessa anche di ognuno di noi.

3.La seconda riflessione riguarda la nostra grandezza. L’intelligenza umana ha la capacità di scoprire ciò che è partito miliardi di anni luce fa e ciò che dura pochi millisecondi. Si tratta, pertanto, di un’intelligenza che va ben oltre il nostro essere, la nostra dimensione, i nostri limiti, la nostra precarietà. Cosa ci vuole per morire? Nulla. Eppure noi uomini siamo capaci di conoscere ciò che sfonda prepotentemente il tempo e ciò che quasi annulla totalmente lo spazio…e poi dicono che l’uomo sia un animale un po’ più evoluto!


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