La stoltezza di rimandare il pentimento. Come se si fosse padroni del proprio tempo

di Pierfrancesco Nardini per il C3S


Si nota spesso in alcuni cattolici un atteggiamento che definirei “pericoloso”: quello dell’attesa dopo la caduta nel peccato, in sostanza quello di non confessarsi prima possibile.

“Dio è buono, mica mi deve far morire proprio ora! Domenica a Messa mi confesserò”: questa una delle solite risposte a riguardo.

Risposta che denota una deficitaria conoscenza dei Vangeli. Gesù, infatti, dice ai discepoli in una parabola: “State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso (…) Vigilate dunque (…) perché [il padrone, ndr] non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!” (Mc 13, 33-37).

Il non farsi trovare addormentati è chiaro: ci si deve far trovare pronti, ossia in stato di grazia, e lo si deve essere sempre, perché non sappiamo “quando è il momento preciso”.

Nessuno ovviamente sa quando morirà e questo rende quindi molto avventato il rimandare la Confessione. Potrebbe accadere e trovarci “addormentati”, cioè impreparati.  Con le conseguenze disastrose che si conoscono, salvo a non credere all’Inferno e alla dannazione eterna.

Insomma, si nota come la non conoscenza della nostra fede, quell’ “analfabetismo cattolico” spesso evidenziato, sia alla base di molti problemi.

Leggiamo cosa dice sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel suo Apparecchio alla Morte (Punto I): Ognuno sa che ha da morire, ma il male è che molti ravvisano la morte in tanta lontananza che la perdono di vista. Anche i vecchi più decrepiti e le persone più infermicce pure si lusingano di avere a vivere per tre o quattro altri anni di più. Ma all’incontro, io dico, quanti ne sappiamo noi anche a’ giorni nostri morti di subito! chi sedendo, chi camminando, chi dormendo nel suo letto! È certo che niun di costoro credea di avere a morir così improvvisamente ed in quel giorno ch’è morto. Dico in oltre di quanti in quest’anno son passati all’altra vita, morendo nel loro letto, niuno s’immaginava di dovere in quest’anno finire i suoi giorni. Poche sono le morti, che non riescono improvvise. Dunque, cristiano mio, quando il demonio vi tenta a peccare con dirvi che domani poi vi confesserete, rispondetegli: E che so io, se oggi è l’ultimo giorno di mia vita? se quest’ora, questo momento, in cui voltassi le spalle a Dio, fosse l’ultimo per me, sicché per me poi non vi fosse più tempo di rimediare, che ne sarebbe di me in eterno? A quanti poveri peccatori è succeduto che nello stesso punto che cibavansi di qualch’esca avvelenata, sono stati colti dalla morte e mandati all’inferno? “Sicut pisces capiuntur hamo, sic capiuntur homines in tempore malo” (Eccli 9,12). Il tempo malo è propriamente quello, in cui attualmente il peccatore offende Dio. Dice il demonio che questa disgrazia non vi succederà; ma voi dovete dire: E se mi succede, che ne sarà di me per tutta l’eternità?

Allora leggiamo e rileggiamo il Vangelo (magari con un sicuro commento), dove troveremo ogni cosa, lì c’è la Parola di Dio.
E lottiamo ogni giorno per “rimanere svegli”, per rimanere in stato di grazia, ringraziando nostro Signore Gesù Cristo per averci “avvertito” e per il dono del sacramento della Confessione.


Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


Vuoi aiutarci a far conoscere quanto è bella la Verità Cattolica?

CONDIVIDI

1 Comment on "La stoltezza di rimandare il pentimento. Come se si fosse padroni del proprio tempo"

  1. Verissimo, non sappiamo l’ora. La confessione è importante, è bene confessarci spesso, perché tutti giorni siamo tentato, e allora è bene confessarci spesso. Io lo faccio.
    Mia figlia è deceduta a l’improvviso e con lei ne parlo della confessione spesso.
    Vi voglio riferire che ho cancellato l’iscrizione non riesco a starci dietro.Grazie.

Leave a comment

Your email address will not be published.


*